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un poco costoro in questi lor maneggi e parliamo di Paolo figliuolo d’Ambrogio, perciò che senza lui l’istoria nostra non si può finire. Avvenne adunque in quel tempo che il tedesco padrone di Paolo partì da Napoli e capitò in Acquapendente per andarne in Lombardia e poi ne la Magna, che volendo partire da Acquapendente fu sovrapreso da una fiera colica che in tre dì lo fece morire. Ma prima che fosse a l’estremo si conobbe morto, e fatto testamento lasciò erede Paolo di quanto aveva. Fece Paolo onoratamente seppellir il padrone e contentò l’oste; poi si mise a traversar il camino a la man destra a la volta d’Esi ove, poco avanti la rovina di Roma mandato dal padre, era stato circa un mese. Giunto ad Esi, che che se ne fosse cagione, non andò altrimenti a casa, ma con suoi carriaggi se n’andò a l’osteria. Quivi fatto scaricar la sua salmeria e datala in guardia a l’oste, si rinfrescò e, lasciati i suoi a l’albergo, si mise tutto solo andar per la città. Egli era per un suo voto vestito di bianco del medesimo modo che era Romulo. Andava Paolo per veder se la casa del padre era aperta: così andando egli passò dinanzi a la casa di Catella che era a la finestra, e non le fece cenno nessuno, non sapendo chi ella fosse. Del che la giovane forte se ne meravigliò, tenendo per fermo che egli fosse Romulo, e subito gli mandò dietro la fante a chiamarlo. Era su l’ora di nona e poca gente passava per la contrada. Come la fante il chiamò per Romulo e gli disse: – Deh, venitevene di lungo chè madonna vi chiama, – egli s’avvide che era chiamato e preso in fallo. E tanto più in questo si confermò, quanto che vedeva che la fante parlava seco nè più nè meno come se lungamente fossero insieme stati domestici. Il perchè tra sè determinò voler vedere chi fosse questa madonna che lo ricercava, e pensando che ella fosse donna da partito, diceva fra sè: – Lasciami andar a provar la mia fortuna, che non potrà meco ella guadagnar cosa che si sia, eccetto se non le dono un carlino od un giulio a la più. – Or in quello che ei s’inviava verso la casa, ecco che arrivò Gerardo al capo de la contrada, il quale come la fante vide, disse: – Romulo, vedi messere che viene. Va a la tua via, e darai poi di volta in qua. – Egli andò di lungo, tuttavia mettendo mente in qual porta la fante entrasse e chi fosse il messere. Entrata in casa, la fante serrò l’uscio facendo vista di non aver veduto il padrone, il quale, venendo come fanno i vecchi passo passo, non s’era avvisto di lei. Venne Gerardo e picchiò a l’uscio, e quello aperto, entrò in casa. Aveva Paolo molto ben notata la casa e veduta Catella a la finestra, che fuor di modo gli piacque, parendogli assai bella e