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avvezzo non so fare. Ho ben servito in Roma un padrone per paggio e attendeva a la persona sua e a la camera, ma il povero signore nel sacco fu gettato ferito in Tevere a v’annegò. E perchè io lo piangeva, uno spagnuolo marrano mi diede di molte busse. Di modo, signor mio, che io la faccio molto male. – Se tu vuoi, – disse alora Lattanzio, – restar meco e come tu dici servirmi, io ti terrò molto volentieri, e se tu mi sodisfarai, io ti tratterò di modo che sempre di me ti loderai. – Signore, io ci starò, – rispose Romulo, – nè altro voglio da voi se non che secondo la mia servitù sia da voi riconosciuto. – E così entrò in casa col padrone e attese con tanta diligenza, destrezza e politezza a servire che in pochi giorni spense ne l’animo del padrone il desiderio del perugino. Lattanzio meravigliosamente se ne contentava e si gloriava d’aver trovato il più gentile, costumato e discreto paggio che mai fosse, e lo vestì galantemente, a tra l’altre vestimenta che gli fece lo vestì da capo a piedi tutto di bianco. Romulo si riputava felicissimo, parendogli d’esser in paradiso. Ora, come già avete sentito, esso Lattanzio ardentissimamente amava Catella figliuola di Gerardo Lanzetti, ed ogni dì le passava dinnanzi a la casa, mostrandole con atti e con cenni che per lei miseramente ardeva. Catella ancor che gli mostrasse buon viso, nondimeno molto di lui non si curava nè ancor a le fiamme amorose apriva il petto. Egli l’aveva mandate lettere, messi ed ambasciate, ma risposta ferma di bene nè male non riveniva indietro, perciò che la fanciulla non discendeva a cosa nessuna particolare. Era il padre di lei dei beni de la fortuna molto ricco, ma avaro oltra modo, e in casa non teneva se non una vecchia decrepita, nasciuta in casa prima di lui, e una fanticella ed un giovine figliuolo d’un suo lavoratore che per lo più menava sempre seco; di modo che Catella aveva grand’agio e libertà di star a la finestra e parlar con chi più l’era a grado, perciò che la buona vecchia stava di continovo a far la guardia al focolare. La fante lasciava il campo largo a favoriva Lattanzio, perchè da lui con alcuni presentucci era stata corrotta. Il perchè Lattanzio poteva, ogni volta che gli piaceva, con messi e lettere tener sollecitata Catella, la quale in effetto egli amava fuor di misura. E parendogli che Romulo fosse un bellissimo parlatore, poi che a sufficienza l’ebbe ammaestrato di quanto voleva che facesse, lo mandò a parlar con Catella. Sapeva Romulo, che molte volte era passato dinanzi, ov’era la casa de la Catella e conosceva la fante di lei, perchè aveva veduto