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Ella poi andò in luogo ove, senza esser da Lattanzio vista, vedeva lui e sentiva ciò che egli diceva. Onde avvenne che tra l’altre volte che Lattanzio ci andò, ed ella al solito luogo pasceva gli occhi de la vista di lui e l’orecchio dei ragionamenti di quello, che egli si dolse assai forte d’un paggio perugino che in quei dì gli era in casa morto di febre continova. E dicendo che da lui in tre anni che servito l’aveva era stato tanto ben servito quanto si possa imaginare, si mostrava molto dolente de la perdita, e che se un altro simil ne ritrovasse, che si riputeria felicissimo. Partito ch’egli fu, cadde ne l’animo a Nicuola, – vedete se Amore l’aveva concia, – di vestirsi da ragazzo e mettersi ai servigi d’esso suo amante; ma non sapendo come procacciarsi le vestimenta da uomo, si ritrovava troppo di mala voglia. Ella aveva una sua mamma di cui aveva ne l’infantile età bevuto il latte, la quale di questo amore era consapevole e ogni dì veniva al monastero a vederla. E quando Ambrogio partì, la pregò che spesso la visitasse e, se talora Nicuola voleva, la menasse a casa; il che le monache sapevano. Mandò adunque a domandar questa sua mamma a venuta seco a stretto ragionamento, l’aperse l’intenzion sua. E quantunque Pippa, – chè tal era il nome de la balia, – assai la persuadesse a levarsi di capo cotal farnetico, dimostrandole il periglio e lo scandalo che ne poteva facilmente nascere, non puotè mai convincerla; onde a casa seco la condusse, ove ebbe il modo di vestirsi come un povero fanciullo, dei panni d’un figliuolo de la Pippa che poco innanzi era morto. E per non dar indugio al fatto, il seguente giorno se n’andò Nicuola, non più fanciulla ma garzone, ne la contrada ove se ne stava il suo amante. Quivi ebbe la fortuna assai favorevole, perciò che Lattanzio tutto solo su la sua porta dimorava. Romulo, – chè così voleva Nicuola esser detta, – come lo vide, fece buon animo e cominciò andar per la contrada quinci e quindi riguardando, come fanno i fanciulli stranieri quando in luogo arrivano non più veduto. Come' 'Lattanzio lo vide andar così vagabondo, giudicò che fosse alcun garzone che più in Esi stato non fosse e che per aventura andasse cercando padrone; onde essendo giunto dinanzi a la porta ov’egli se ne stava, gli disse: – Giovine, sei tu di questa terra? – Rispose Romulo: – Signore, io son romano, povero garzone, – e diceva il vero perciò che era nato a nodrito in Roma, – che dal sacco di Roma in qua ove perdei mio padre, chè già di molti anni innanzi mia madre morì, me ne vado vagabondo. Nè so dove, perchè mi son messo a servir alcuni, e volevano ch’io stregghiassi mule a cavalli, il che io per non ci esser