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di tutto il resto che perduto aveva, che pure il danno era grande. Poi che egli ebbe fatto quanto seppe e puotè per ritrovar il figliuolo, veggendo da nessun lato venirgli nuova nè ambasciata di lui, dubitò assai che il fanciullo non fosse stato ammazzato. E non volendo per alcun tempo abitare in Roma, dolente oltra modo e di mala voglia se ne ritornò ad Esi, e quivi rimesso la sua casa ad ordine non volle più attender a la mercanzia, essendo ben agiato di possessioni e di danari, ma attendeva a saldar con ciascuno con quel miglior modo che poteva. Era ne la nostra città un ricco cittadino chiamato Gerardo Lanzetti, grand’amico d’Ambrogio, al quale essendo la moglie morta e veggendo le bellezze de la Nicuola, sì fieramente di lei s’accese che non dopo molto, non avendo riguardo ch’ella era giovanissima ed egli più vicino assai ai sessanta anni che ai cinquanta, la richiese al padre di lei per moglie, contentandosi pigliarla senza dote. Vedete, signori miei, che fa questo traditor d’Amore quando entra nel petto a questi vecchi insensati. Egli acceca così loro gli occhi e di tal maniera gli abbarbaglia che fanno i più strabocchevoli errori del mondo, il che tutto ’l dì si vede. E in effetto quasi tutti i vecchi che prendono fanciulle per moglie se ne vanno a prender il possesso di Corneto. Ad Ambrogio pareva pur male a dar Nicuola ad un vecchio; nondimeno non disse nè sì nè no, perciò che era ancor in speranza d’aver Paolo e non l’averia voluta maritar innanzi che di lui avesse nuova. In Esi era grande la fama de la beltà de la Nicuola ed altro che di quella non si parlava. Ogni volta poi che usciva di casa, era da ciascuno mostrata a dito, e molti per vederla le passavano dinanzi la casa. Avvenne in quei giorni che Lattanzio Puccini, giovine senza padre e madre, che dei beni de la fortuna era molto ricco non passava ancor ventun anno, vide la Nicuola ed ella vide lui, di modo che tutti dui insieme l’uno de l’altro' 's’accesero. Lattanzio ad altro non attendeva che di poterla veder ogni dì e mostrarle con gli occhi come per amor di lei si consumava. Ella quantunque volte lo vedeva gli faceva buonissimo viso, del che il giovine avvedutosi e tenendo per fermo esser da lei amato, si tenne il più contento amante che fosse già mai. Da l’altro canto Nicuola, a cui le bellezze e i modi di Lattanzio più che di nessuno che veduto avesse piacevano, con così fatto modo dentro il molle e delicato petto ricevve le fiamme amorose che senza la vista di lui non sapeva vivere. E perchè di rado avviene che ove le voglie di dui amanti si confaccino, non consegua ciò che desiderano, trovò Lattanzio modo di scriverle e aver da lei risposta. Onde