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gran potere a fa far cose assai più meravigliose e strabocchevoli di questa. Nè crediate che per altro la fabulosa Grecia finga i dèi innamorati aver fatte tante pazzie vituperose quante se ne leggono, se non per darci ad intendere che come l’uomo si lascia soggiogar ad amore e penetrar l’amorosa passione al core e quivi abbarbicarsi, egli può dir d’aver giocata e perduta la sua libertà, e che miracolo non è se poi fa mille errori. Ora se vi pare che gran cosa fosse quella che Lodovico fece, che era uomo e non aveva tèma che persona lo ripigliasse di ciò che faceva, o bene o male che si facesse, che vi parrà egli se udirete che una fanciulla operasse il medesimo e vestita da paggio andasse a servire, senza esser conosciuta, il suo amante? Veramente io mi fo a credere che più vi parrà meraviglioso l’atto di costei che quello di Lodovico. E per non tenervi più in tempo, vi dico che non è qui in questa dolce ed onorata compagnia nessuno di noi che non debba pienamente ricordarsi che i tedeschi e gli spagnuoli l’anno di nostra salute millecinquecento e ventisette così vituperosamente saccheggiarono Roma, e ben che i peccati di quella città meritassero esser castigati, nondimeno quelli che la saccheggiarono, essendo cristiani, non fecero bene, ancor che io intenda che per la maggior parte erano lutterani, marrani a giudei. Ma sia come si voglia, eglino si diportarono assai peggio che turchi, e fecero di quelle enormissime e vituperose cose contra di Dio e dei suoi santi che non si ponno senza fierissimo cordoglio ricordare. Tuttavia la vendetta di sopra non è tardata molto, perciò che di venticinque in ventisei milia fanti che tante sceleratezze in quella città commessero, non credo che passassero quattro anni che tu non n’averesti trovati vivi due o tre mila al più. E il duca di Borbone dei reali de la Francia, che da Francesco, primo di questo nome re di quel regno, era stato fatto il maggior uomo che si fosse, ed essendosi fatto ribello al suo re s’era messo ai servigi di Carlo d’Austria imperadore, fu il primo a sofferir la pena del peccato che faceva fare; che essendo general capitano de l’essercito imperiale, prima che potesse aver allegrezza di veder presa Roma, fu d’una archibugiata miserabilmente morto. Ed ancor che la maggior parte dei saccheggiatori e rubatori così de le cose sacre come de le profane e violatori de le sacre vergini mariali fossero, come s’è detto, nemici de la fede di Cristo, nondimeno quelli che governavano non potevano tanti sacrilegii, incesti, stupri, omicidii ed altre sceleraggini vietare e pensare che molti e molti per la violata religione sono mal capitati? Non si sa che il magno Pompeio, uomo eccellentissimo, dopoi che in Gerusalem violò