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parlar al re. – Voi non potete, – disse il contestabile, – parlargli. Andate pur ove io vi dico, – e comandò a quattro dei suoi che lo menassero prigione. E quivi furono a le contese. Il duca di Suffoco, nemico del Cremonello, andò in quello a parlar al re che era in una camera vicina, e gli disse la contesa che era tra il contestabile e il vescovo. Il re, che nulla ne sapeva, mandò un suo gentiluomo di camera a domandar il vescovo. Sentendo questo, il contestabile forte si sdegnò e andò a casa, ove stette quattro dì che non si vide in corte nè in conseglio. Il vescovo, presentatosi al re, disse che non sapeva d’esser colpevole e che era in mano di quello, il quale facesse far di lui giustizia se aveva fallito. Veggendo il re che il Cremonello non compariva in corte e che niente si trovava contra il vescovo, lo liberò e disse, che da tutta la corte fu sentito: – Io vo’ pur veder chi saperà più tener la sua còlera, o io che sono re o Tomaso Cremonello. – In questo mezzo conoscendosi il re esser turbato, gli furono date di molte querele contra il contestabile, e si trovò che di molti misfatti era colpevole e massimamente circa il fatto de la giustizia. Passati che furono quattro dì, andò il contestabile al conseglio privato, ed essendo serrato il luogo ove era congregato il conseglio, il re mandò un cameriero a dire a la famiglia del Cremonello come egli quella matina desinava col re e che andassero a desinare e poi tornassero. Partirono tutti, e il re fece venir i suoi arcieri e star dinanzi a la porta del conseglio. Il quale finito che fu, il contestabile uscì e fu preso dagli arcieri e dettogli che era prigione del re. E così fu menato a la Torre e ben guardato. Si fece il processo ed indi a pochi dì gli fu per commissione del re ne la piazza del castello una matina mózzo il capo. Che se egli avesse saputo por il chiodo a la rota de la Fortuna, cioè viver da gentiluomo e non esser così ingordo del sangue umano, forse che averebbe avuto megliore e più onorato fine che non ebbe.


Il Bandello al magnifico messer
Girolamo Ongaro