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si misero a tavola. Volle il contestabile che il Frescobaldo' 'gli stesse appresso e sempre l’accarezzò amorevolissimamente. Desinato che si fu e quei signori partiti, volle il contestabile saper la cagione per la quale era il Frescobaldo ritornato a Londra. Narrògli alora tutta la sua disgrazia il Frescobaldo e che non gli essendo rimaso, da la casa in fuori in Firenze ed un podere in contado quasi niente se non quei quindicimila ducati che in Inghilterra deveva avere a forse duo mila in Ispagna, che per ricuperargli s’era ne l’isola trasferito. – Or bene sta, – disse il contestabile. – A le cose passate, che fatte non sieno non si può trovar rimedio: ben mi posso con voi dolere degli infortunii vostri, come con il core faccio. Al rimanente si darà tal ordine che voi ricuperare tutti i vostri danari che qui devete avere, e non vi si mancherà di quello che io potrò, assicurandovi che la cortesia che m’usaste non mi conoscendo altamente, mi vi rende di modo ubligato che sempre sarò vostro e di me e de le mie facultà potrete disporre come io proprio. E non lo facendo, il danno sarà vostro. Nè più farò offerta alcuna, parendomi che sarebbe superflua. Basti che questo vi sia ora per sempre detto. Ma leviamoci e andiamo in camera. – Ove il contestabile, serrato l’uscio, aperse un gran coffano pieno di ducati, a pigliandone sedici gli diede al Frescobaldi e gli disse: – Eccovi, amico mio, i sedeci ducati che mi donaste al partir di Firenze; eccovi gli altri dieci che vi costò il ronzino che per me comperaste, ed eccovene altri dieci che spendeste in vestirmi. Ma perchè, essendo voi mercadante, non mi par onesto che i vostri danari debbiano esser stati tanto tempo morti, ma s’abbiano guadagnato come è il costume vostro, eccovi quattro sacchetti di ducati, in ciascuno dei quali sono quattro mila ducati. Voi in ricompensa dei vostri ve gli pigliarete, godendogli per amor mio. – Il Frescobaldo ancor che da grandissime ricchezze fosse caduto in gran povertà, nondimeno non aveva perduto la sua generosità d’animo e non gli voleva accettare, ringraziandolo tuttavia di tanta sua cortesia. Ma a la fine astretto per viva forza dal contestabile, li accettò, il quale volle che gli desse tutti i nomi in nota dei suoi debitori; il che il Frescobaldo fece molto volentieri, mettendo il nome dei debitori e la somma che gli devevano. Avuta questa cedula, chiamò il Cremonello un suo uomo di casa a gli disse: – Guarda chi sono costoro che su questa lista sono scritti, e fa che gli ritrovi tutti, siano dove si vogliano in questa isola, e farai loro intendere che se fra quindici giorni non hanno pagato tutto il lor debito, che io ci porrò la