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e fece che il re lo creò contestabile del regno, degnità suprema ed a la quale nessun’altra dopo il re s’agguaglia. Fatto che fu contestabile, il re tutto il governo del regno in mano gli diede, di modo che il Cremonello venne in tanta altezza che era cosa incredibile. Cresciuto ch’egli fu a tanta grandezza, si scoperse nemico a spada tratta di tutta quanta la nobiltà de l’isola, ed ove poteva a qualche gentiluomo nuocere, non mancava, e se il re alcuno ne pigliava in odio, egli aggiungeva stipa al fuoco. In quei dì il re si deliberò, vivendo ancora Caterina di Spagna sua moglie, prenderne per ogni modo un’altra, e non possendo per via alcuna impetrar la dispensa dal papa, si dispensò da se stesso. Onde nacquero disordini infiniti in quel reame, e del tutto si smembrò da la catolica santa madre Chiesa romana, di tal modo che infiniti frati e monachi, non volendo consentir a questo suo appetito, furono decapitati, e morti assai gentiluomini e baroni. Furono anco decapitati molti grandi prelati di santissima vita, ed il fatto andava di tal maniera che pochi giorni passavano che il capo a chi si fosse non si mozzasse, rimanendo quasi tutta la nobiltà d’Inghilterra estinta, essendo assai più i nobili che gli uomini di basso legnaggio perseguitati. Di tutti questi mali era general openione' 'che il Cremonello fosse l’incitatore, come colui che senza fine odiava la nobiltà e cercava che tutta fosse estinta, conoscendo se stesso, che di vilissimo sangue era procreato. Ma io non mi mossi a dire per volervi ora metter innanzi agli occhi le crudeltà ed omicidii che fuor di ragione in Inghilterra si fecero; ma cominciai questa novella per narrarvi ciò che al Frescobaldo de la sua cortesia usata al Cremonello avvenne. Dico adunque che in quei dì che il Cremonello era padrone e governatore de l’isola, che Francesco Frescobaldo si ritrovava in Italia ove, come spesso a’ mercadanti interviene, avendo patiti molti disastri e di gran danni ne la perdita de le sue mercadanzie, restò molto povero, perciò che essendo uomo leale e da bene pagò tutti quelli a cui era debitore e non puotè ricuperar ciò che dagli altri gli era devuto. Veggendosi egli ridutto a così povero stato e fatto i suoi conti e benissimo calculati, trovò che in Inghilterra aveva crediti per più di quindici migliaia di ducati; onde si deliberò passar quindi e veder di ricuperar più che gli fosse possibile, e mettersi a viver il rimanente de la sua vita quietamente. Così con questo pensiero passò d’Italia in Francia e di Francia in Inghilterra, e si fermò in Londra, non gli sovvenendo perciò mai del beneficio che egli fatto già in Firenze aveva al Cremonello; cosa veramente