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Francesco Frescobaldi fa cortesia ad uno straniero e n’è ben rimeritato, essendo colui divenuto contestabile d’Inghilterra.


Ne la famiglia nobile ed antica dei Frescobaldi in Firenze fu non sono molti anni un Francesco, mercadante molto leale ed onorevole, il quale, secondo la costuma de la patria, essendo assai ricco, trafficava in diversi luoghi e faceva di gran faccende, e quasi per l’ordinario dimorava in Ponente, in Inghilterra, e teneva la stanza in Londra, ove viveva splendidissimamente ed usava cortesia assai, non la veggendo sì per minuto come molti mercadanti fanno che la contano fin a un picciolo quattrino, come intendo dire che fa Ansaldo Grimaldo genovese che tien conto fin d’un minimo foglio di carta e d’un palmo di cordella da legar i pacchetti de le lettere. Avvenne un giorno che essendo Francesco Frescobaldi in Firenze, se gli parò dinanzi un povero giovine e gli domandò elemosina per l’amor di Dio. Veggendolo il Frescobaldo sì mal in arnese e che in viso mostrava aver del gentile, si mosse a pietà, e tanto più quanto che lo conobbe esser inglese. Onde gli domandò di che contrada di oltra monti fosse. Egli gli rispose che era inglese, e chiedendogli alcune particolarità, il Frescobaldo, d’Inghilterra, come colui che assai pratico n’era, il giovine molto accomodatamente al tutto sodisfece dicendogli: – Io mi chiamo Tomaso Cremonello, figliuolo d’un povero cimatore di panni, che fuggendo da mio padre son venuto in Italia col campo dei francesi che è stato rotto al Garigliano, e stavo con un fante a piedi, portandoli dietro la picca. – Il Frescobaldo lo menò in casa molto domesticamente e quivi alcuni dì se lo tenne per amor de la nazione inglese, da la quale egli aveva ricevuti di molti piaceri; lo trattò umanamente, lo vestì e, quando volse partirsi per ritornar ne la patria, gli diede sedici ducati d’oro in oro fiorentini ed un buon ronzino. Il giovine veggendosi esser stato messo in arnese sì bene, rese al Frescobaldo quelle grazie che seppe le maggiori, se n’andò ne l’isola a casa. Egli, come è ottimo costume di quasi tutti gli oltramontani, sapeva leggere e scriveva al modo d’inglesi molto accomodatamente. Era poi giovine di grandissimo spirito, avveduto, pronto ai partiti e' 'che si sapeva ottimamente con gli altrui voleri accomodare, sapendo, quando gli pareva esser a proposito, dissimular le