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suo carissimo compagno, deliberarono mettersi in aguato a quelle parti de la casa ove pareva loro che vi potesse entrar dentro. Onde una notte, veduto chiaramente venire Vittore con i compagni, che senza maschera ed abito erano, perchè in casa si mascheravano, attesero l’uscita loro e gli diedero a dosso a colpi di buone cortellate. E andò così la bisogna che Vittore ebbe due ferite, e a uno dei suoi cadde l’abito da mascherarsi, che fu da li gentiluomini assalitori preso. Fu anco stranamente ferito Gabbadio, dandosi fine a la mischia senza che Vittore conoscesse chi l’avesse assalito, nè che anco quegli altri conoscessero Vittore. Ma il dì seguente, sapendosi come il signore ambasciatore era ferito, vennero i gentiluomini in cognizione de la cosa e la tennero molto segreta. Da l’altra banda, sapendo Vittore che l’abito era perduto, non volle più tenere quella via, non sapendo da chi guardarsi e dubitando di molti. Onde cessò quello romore che gli spiriti facevano, di modo che il buon Ferrando attribuì la cessazione di così malvagia tribolazione a le orazioni che ai monasteri di frati e monache faceva fare, che per questo avevano guadagnato di buone pietanze.