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senti, ma per accomodarti io farò porre in un lato de la camera il mio letto da campo e ti lascerò dormir sola. – Veggendo ella che il suo disegno cominciava a riuscire: – E’ si può, – disse, – fare ciò che voi volete –. Conosceva la donna il suo marito esser il più pauroso uomo del mondo e che d’ogni minimo strepito che sentisse la notte moriva di paura, nè averebbe avuto ardire la notte andar per casa se non era ben accompagnato e col lume; ed oltra questo, come si parlava di morti o che in qualche luogo si fossero sentiti spiriti, stava dui o tre dì che non era, d’estrema paura che aveva, su la sua. Onde la donna, avendo corrotti tre dei più arditi servidori di casa e medesimamente alcune de le donne, e l’animo suo communicato con l’amante, si dispose di far un’alta beffa al marito. L’amante, intesa la volontà de la sua innamorata, e parendogli che di leggero poteva venir fatto che comodissimamente ogni notte egli con lei si giacerebbe, mandò per un buon compagno che di lungo tempo conosceva, il quale sapeva meglio contrafar la voce di molti augelli e di molti altri animali che altro che si sapesse, e lo fece venire in casa sua. E perchè in Milano non era conosciuto, gli impose che in modo alcuno non facesse verso d’augello nè di bestia. Aveva la buona moglie fatto contrafare tutte le chiavi che le parvero esser di bisogno a la sua impresa, e quelle date a Vittore. Ora essendo il tutto messo ad ordine, Vittore con quattro suoi servidori e col giovine che nuovamente aveva fatto venire, che Gabbadio si chiamava, si vestì la notte con costoro di maniera che parevano diavoli. Ed avevano in capo certe gran corna piene di fuoco artificiato, che rendeva fuoco e fumo come essi volevano, e da le spaventose mascare che al volto avevano gittavano talora fiammelle a modo di raggi. Questi, così bestialmente mascherati, entrati in casa di Ferrando, se n’andarono vicini a la camera dove egli e la moglie dormivano, e quivi in sala e sovra una loggia facevano un trescare proprio da demonii; e Gabbadio, ora contrafacendo l’asino, ora il bue ed ora qualche augello, faceva proprio parere che quei veri animali fossero quivi presenti. Il perchè il mastro di casa di Ferrando, uomo attempato, ed altri servidori di casa saltarono fuori di camera. Ma come videro, al parer loro, i demonii, ad alta voce gridando, si ritirarono ben tosto ne le camere loro. Il medesimo fecero quelli che la donna aveva corrotti, i quali, de la favola consapevoli, gridavano: – Iesus! Ave Maria! questi sono diavoli de l’inferno! – E replicato questo due e tre volte, si chiusero in camera. Ferrando, come sentì il romore e udì dire, «Iesus» e «diavoli», tremando come una foglia al