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mostrava aver piacere che la moglie di questa maniera fosse onorata. Fu in quei dì mandato un altro ambasciatore a Milano da un altro principe, che era giovine ed uomo molto dedito a le servitù de le donne, e per conseguir l’amore e la grazia di quella che piacciuta gli fosse, non lasciava cosa a fare, ma spendeva e donava largamente. Questi per ora sarà da noi chiamato, non senza ragione, Vittore, non volendo io per convenienti rispetti metter i proprii nomi di qual si sia de le persone che nomerò in questa mia novella; e l’altro ambasciatore da me si dirà Ferrando, e la moglie Filippa nominaremo. Vittore adunque, cominciando a prender domestichezza in casa di Ferrando, vi si fece molto domestico; e piacendogli incomparabilmente la pratica de la Filippa e a lei quella di Vittore, in modo insieme si domesticarono che questa domestichezza si convertì in un ferventissimo amore. Onde avendo ogni dì e ogn’ora la commodità di parlare insieme, si discopersero i loro amori e seppero così ben condurre la lor trama che amorosamente insieme talora si trastullarono. Ma meno che discretamente questa loro pratica usando, fecero così che tutto Milano non che i domestici loro se n’accorsero. Ferrando, che che se ne fosse cagione, non mostrò mai di cosa alcuna avvedersi; onde era general openione, perciò che in tutte l’altre sue azioni aveva del saggio e de lo scaltrito e negoziava molto prudentemente gli affari del suo prence, che la moglie l’avesse con qualche malia guastato. Piacendo poi a lei molto più la pratica di Vittore che quella del marito, entrò in questo umore di voler che ogni notte egli si giacesse con lei. E per quanto apparteneva ai servidori de l’uno e de l’altro padrone, la cosa era facile, perciò che in casa di Vittore non v’era uomo che non sapesse il padrone loro esser de la moglie di Ferrando innamorato e goder i suoi amori. Gli uomini poi e le donne di Filippa lo conoscevano chiaramente, e nessuno perciò ardiva farne motto a Fernando, conoscendolo che ne l’altre cose essendo avveduto e saggio, in questo era poco avvisto, chè dava troppo fede a la moglie, come in molte città d’Italia fanno ordinariamente quasi tutti i mariti. Era del mese di maggio, che il caldo suole molte fiate stranamente crescere; e nel vero quell’anno cominciò l’aria ad esser molto calda, e se altrove il caldo è fervente, in Milano è egli a simile stagione ferventissimo. Ora cominciò madonna Filippa tutta la notte a dimenarsi per il letto e mormorare del gran caldo che faceva, che non la lasciava nè dormire nè riposare. Il marito, veggendo questi' 'rammarichi de la moglie, disse: – Io non sento già così gran caldo come dici che