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ritrovata sì ritrosa e superba, deliberato s’era di morire, parendogli esser assai minor pena sofferir la morte che restar in vita con sì fiere ed acerbe passioni e con la disgrazia di colei che tanto amava. Pertanto la pregava che a nessuno questo suo amore manifestasse. La donna, udendo che la moglie di Saturnino era potissima cagione de la morte del suo signore, s’ingegnò a la meglio che puotè di confortarlo ed essortarlo a far buon animo e attendere a sanarsi, mettendo ogni altra cosa da canto, dicendogli che al tutto si trovava rimedio, pure che si conservasse la vita. Soggiunse poi ella che vederebbe pure di ritrovar alcuno compenso a ciò che egli conseguisse l’intento suo, e che molto non tarderebbe a recargli alcuna buona novella. Di questa speranza che gli dava la donna mostrò Mondo molto d’appagarsi, e le disse che farebbe ogni cosa per guarire, ma che ella non mancasse di servargli la promessa. Era la donna, come s’è detto, d’Egitto, ed aveva grandissima consuetudine con alcuni sacerdoti egizii che in Roma servivano al tempio de la dea Iside, fatta condurre da le parti de l’Egitto a Roma. Quando io penso a le faccende e a le gloriose opere fatte da’ romani prima che quella loro republica fosse occupata da la tirannide di Giulio Cesare perpetuo dittatore, e agli atti particolari di molti cittadini, io resto pieno di meravigliosa ammirazione e non posso se non giudicare che fossero savi e prudentissimi. Ma quando poi rivolgo il mio pensiero a le cose de la religione e a la moltitudine dei dèi che adoravano e ai dèi nuovi che tutto il dì portavano di questa e quella città, che non erano perciò altro che un pezzo di legno o di pietra in alcuna effigie fabbricato, io rimango stupido nè so che mi dire, parendomi pure che fossero di poco giudicio a credere che uomini mortali e femine impudiche acquistassero alcuna divinità. È ben vero che non si può se non sommamente lodare la religione e la riverenza ed osservanza di quella, che era per l’ordinario in tutti i romani, come chiaramente si vede negli annali ed istorie romane, ove si ritroverà in più luoghi che quegli uomini avevano molto più paura a rompere i giuramenti da loro giurati che a rompere le loro leggi ed ordini del senato. E questo non si causava da altro se non che stimavano molto più l’offendere Iddio e la potenza divina che disprezzare gli uomini, avendo in loro tuttavia posta la riverenza de la religione. E di quanto peso fosse la religione appo romani nel tempo che quasi tutti i buoni costumi erano guasti, a mano a mano nel mio dire udirete, perchè io non voglio per ora dir altro de le sciocchezze di tanti