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voglia, che pareva che la machina de la terra gli fosse mancata di sotto i piedi, e in sì fatto modo invilì e tanto cordoglio ne prese che non solamente quel dì e la seguente notte piangendo e sospirando consumò, ma più altri ancora, continovando ne la sua malinconia e nel dirotto lacrimare, perseverò senza ricever consolazione alcuna, che il cibo e il sonno perdutone, per debolezza fu costretto a mettersi a letto. Vennero chiamati i medici a visitarlo, i quali per cosa che si facessero, perchè egli la cagione del suo male non voleva scoprire, già mai non s’apposero al vero de la infermità di quello. Solamente, trovando la vertù naturale molto deietta e prostrata, attesero con loro argomenti e rimedii a ristorare le perdute forze. Ma quanto a fortificare il corpo attendevano, tanto l’animo s’avviliva, e il povero amante tuttavia peggiorava. Aveva Mondo una serva nata in Alessandria d’Egitto, che egli altre volte per ischiava comperata aveva, e poco avanti, trovandosi da lei ben servito, era da lui stata fatta libera e tuttavia se ne dimorava in casa. Ella, che il padrone sommamente amava e lo vedeva sì gravemente infermo, prendeva del male di lui affanno grandissimo e molto se ne doleva, standogli a torno di giorno e di notte, servendolo con tanto amore come se le fosse stato figliuolo. E non si partendo quasi mai da lui, e tuttavia veggendolo piangere e sospirare, s’ingegnava a la meglio che poteva e sapeva di confortarlo con ogni sollecitudine e cura, pregandolo che la cagione de la sua infermità e malinconia le volesse discoprire. Pareva pure a la donna che il male del suo padrone procedesse da passione d’animo e da mala contentezza di core, e che il miglior rimedio che dare se gli potesse era allegrarlo, ma che questa era cosa difficile a fare, se la cagione de la malinconia non si sapeva. Per questo ella non cessava, con tutti quei modi che più a proposito le parevano, di pregarlo e supplicarlo chi di lei si volesse fidare, come di' 'serva fedelissima che gli era, e discoprirle l’affanno suo, perchè in tutto quello che per lei fare si potesse, ella non mancherebbe già mai d’usar tutto l’ingegno suo e le sue forze per aiutarlo e dargli alcuno rimedio. E più e più volte di questo lo pregò ed astrinse molto affettuosamente. A le preghiere de la donna il giovine innamorato e infermo, che quella sempre aveva isperimentata leale, amorevole e fedele, si prepose l’amore e la sua passione manifestarle, ancora che in questo caso poco soccorso da lei sperasse. Fattosi adunque da capo, con lagrime e pietosa voce tutta l’istoria del suo amore con Paolina le discoperse, assicurandola che avendola