Pagina:Bandello - Novelle. 3, 1853.djvu/443


spirerà la grazia sua al re nostro cristianissimo, che secondo che ha cominciato a far riformare il convento e frati di Santo Eustorgio, farà il medesimo nel resto. Ora sovvenendomi ciò che Tiberio imperadore fece a Roma a certi sacerdoti, dico che non istarebbe forse in tutto male che talora si facesse ad uno o dui di questi malviventi preti o frati, perchè saria metter terrore agli altri a ciò che quello che operar non vogliono per amor de la vertù, facessero per tèma de la pena. Volendo adunque narrarvi l’istoria, devete sapere che, signoreggiando in Roma Tiberio imperatore, fu un gentiluomo romano molto ricco, chiamato Saturnino, il quale prese per moglie una nobilissima giovine, che era de l’eredità dei suoi parenti e patrimonii loro rimasa oltra modo ricca, di modo che a la casa del marito portò oro, argento e possessioni grandissime. Era poi tenuta una de le belle giovani che in Roma a quei tempi si trovasse. Ma quello che più famosa e a tutti riguardevole la rendeva era la sua vera e pudicissima onestà, non pieghevole a qualunque persona si fosse, per argento od oro od altra cosa che sia. E tanto più alora era in lei meravigliosa e lodevolissima la pudicizia quanto che di già le donne romane, grandi e picciole e d’ogni grado e qualità, avevano cominciato allargar il freno senza riguardo alcuno a le lascivie e senza tèma di vergogna diventavano adultere, e facevano le cose così sfacciatamente come le meretrici publiche. Ed in tanto s’erano lasciate trasportare agli appetiti mal regolati, che se gli avi loro fossero ritornati in vita e avessero veduta la pompa de le vestimenta con tanto oro e sì preziose gemme e perle orientali, e udite le parole non convenevoli a donne e madonne oneste, e considerata la vita lasciva e poco pudica con quei modi ed atti meretricii, averebbero, pieni di meraviglia e insiememente di sdegno, detto quello' 'non esser l’abito, non i costumi, non i modi, non le maniere, non la moderata vita, non la lodevole conversazione che a le figliuole loro avevano per eredità lasciato. Nè crediate che il viver degli uomini fosse in parte alcuna meno lascivo che quello de le donne. Quella creanza romana, quella avita vertù, quello antico valore, quella temperata vita e quei santissimi modi, che gli avevano l’imperio del mondo acquistato e con tanta gloria mantenuto, più non si trovavano; di modo che l’uno e l’altro sesso era caduto ne la spurcizia d’ogni abominevol vizio. E quelli che romanamente vivessero e imitassero gli antiqui e buoni costumi erano molto rari, travarcando tuttavia il perfetto vivere romano di male in peggio. Di questi rari adunque personaggi, in cui l’antico valore ancora non era estinto, si