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ora fare l’ufficio del satirico, e tanto meno che io veggio la signora Antonia Gonzaga, moglie del signore cavaliero, e l’altre signore che qui sono guardarmi con mal occhio; ed io non debbo a modo alcuno dispiacerle, essendo sempre stato mio costume d’onorar le donne e far loro ogni piacere. Preparata adunque Rosimonda una coppa di vino avvelenato, aspettò che Elmige un giorno fuor del bagno se n’uscì, ed essendo entrato in camera, ella con la coppa in mano quella gli porse e disse: – Rinfrancate, marito mio caro, il languido corpo, chè io v’ho preparato questo salubre beveraggio – Egli, che sete aveva, presa la tazza, gran parte del vino tracannò; ma sentendosi andar sossopra lo stomaco e tutte l’interiore conturbarsi con fierissimi dolori, già presago del tradimento, con turbato viso, presa la spada in mano, a Rosimonda disse: – Rea e malvagia femina, che venga dal cielo fuoco che t’arda! O tu bevi il rimanente di questo vino col quale avvelenato m’hai, od io con questo coltello come meriti t’ancido. – Ella, conoscendo l’inganno suo essere scoperto e non essendo in camera chi aita le porgesse, e convenendole ad una via o ad un’altra morire, presa la coppa, il restante del vino inghiottì, ed in breve spazio di tempo amendui se ne morirono. Longino, perduta la speranza di farsi re, presi i tesori, quelli con Albisinda figliuola d’Alboino a Tiberio in Constantinopoli mandò. Affermano gli istorici che anco vi fu portato Perideo, il quale un giorno in presenza de l’imperadore e di tutto il popolo ammazzò un feroce e grandissimo lione. E temendo Tiberio de la fortezza di quello, gli fece cavar gli occhi. E così dei tre omicidiarii d’Alboino nessuno rimase impunito. I longobardi, per non istare senza re, congregati in Pavia, che poi fecero seggio del regno loro, elessero in re Clefi, uomo nobilissimo tra loro, il quale era ne la milizia di grandissima riputazione; ed anco egli, dopo un anno e sei mesi che regnato ebbe, fu da un suo servitore, miseramente scannato.


Il Bandello al reverendo