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levò il romore come Bigolino moriva. Venne il capellano, che gli cominciò a raccomandar l’anima come si fa a chi muore. Vennero anco degli altri. Bigolino faceva tutti quegli atti che si fanno nel morire, e ne l’ultimo se ne rimase come morto. Veggendo tutti l’abondanza del sangue, che da la bocca credevano che il cattivello avesse gittato, e la pallidezza che in viso dimostrava, tutti il tennero per morto. Il buon suo compagno, fattosi recar de l’acqua, non volendo aita di persona, disse che lo voleva lavare. E restato seco solo in camera, gli lavò il viso e lo involtò in un lenzuolo, essendo sul far del dì. Il vescovo, intendendo Bigolino essere morto, ebbe doglia d’averlo perduto e allegrezza d’aver guadagnati i seicento ducati. Venne il compagno di Bigolino e disse al vescovo: – Io ho, monsignore, lavato il mio povero amico, il quale è tutto disfatto per le percosse del cavallo. E perchè è tanto contrafatto che non pare più Bigolino, ed anco che già pute per esser tutto guasto di dentro, l’ho involto in un lenzuolo. Egli sarà ben fatto che si ordini che i funerali si facciano a buon’ora. – Io voglio, – rispose il vescovo, – che se gli faccia onore e che tutti i preti e frati di questa città sieno adesso adesso invitati. – E voltatosi ad uno dei suoi, ordinò il tutto, di maniera che fece la spesa di più di trenta ducati. Il compagno, a ciò che nessuno andasse troppo a metter le mani a torno a Bigolino, aveva concio nel lenzuolo un pezzo di carogna che fieramente putiva. Venne poco innanzi il desinare tutto il popolo con la chierica per accompagnar Bigolino, dolendo forte a tutti d’averlo perduto. Fu posto il corpo ne la bara e, fatta la processione per mezzo la città, si ritornò al vescovado, ove ne la chiesa maggiore si deveva seppellire. L’essequie furono solennissime e il vescovo cantò la messa da morti. Nessuno per la puzza s’accostava troppo al cataletto. Bigolino tra sè scoppiava de le risa, aspettando il fine de la comedia. Finita la messa e cantato l’officio sovra il morto che è di costume, vennero i beccamorti e pigliata la bara la portarono a la sepoltura, ove già la pietra dal sepolcro era rimossa. Uno dei beccamorti s’accorse che la coperta sovra il viso di Bigolino alquanto si moveva; il perchè disse a l’altro: – Sozio, non vedi che costui ancora non è morto? Mira come dal fiato il lenzuolo si muove. – Era Bigolino ormai stracco di tanto ritener il fiato, e più destramente che poteva respirava. Onde l’altro beccamorto, avvedutosi anco egli come talora il lenzuolo si moveva, si rivoltò al compagno e disse: – Taci, bestia che sei; non dir covelle. La spesa ad ogni modo già è fatta, e costui ha in modo frastagliate tutte l’ossa che non può vivere. Lassa