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non basta esser bianco, bigio, nero o turchino o di qual si sia colore, ma convien fare la volontà del Padre eterno e aver la grazia sua, senza la quale nulla si può far di buono nè di meritorio a vita eterna. E quivi l’ingegnoso ed eloquentissimo Borsello disse sì bene e così buone cose, e con tanta veemenzia nei cori degli audienti impresse le sue sante parole, che alora alora quasi tutti, così uomini come donne, che cinto portavano il cordone, se lo discinsero, riconoscendo l’error loro ove sino a quell’ora erano stati immersi. Indi finito il fruttuoso e salubre sermone e partitosi dapoi il popolo fuor de la chiesa, si trovarono caduti in terra più di sette mila cordoni. Ed io, per dirvi il vero, fui uno di quelli che me lo discinsi e gettai per terra, parendomi che fra Girolamo ci avesse a conoscer la verità aperti gli occhi. Il duca Lodovico e tutti i signori e gentiluomini e universalmente il più degli auditori rimasero ottimamente sodisfatti, e dai saggi fu giudicato che esso Borsello aveva mostrato buon giudicio e fatto prudentemente a gabbarsi de le superstiziose invenzioni di coloro che si persuadono, per vestirsi di tal e tal colore, o di cingersi il cordone o la correggia di cuoio, e non far l’opere de la carità e ubidire ai comandamenti di Cristo, di deversi salvare.


Il Bandello al gran monarca de le leggi il signor Giason Maino


Non essendo cosa a l’uomo, mentre in questo mondo vive, più certa de la morte, nè più incerta de l’ora e sorte o sia maniera di morire, meravigliosa cosa mi pare che sia generalmente quella a cui meno che ad altro che ci sia si pensa. Io non dico già che di continovo debbiamo esser fitti col pensiero su la malinconia del morire, chè sì severamente non voglio astringer nessuno; ma bene sono di parere che di grandissimo profitto a ciascuno sarebbe, di qualunque condizione egli si sia, sovente ricordarsi che è uomo e consequentemente mortale. Nè voglio ora che entriamo in sagrestia, volendo dir quello che dice la Scrittura: «Rammemora il fine de la tua vita che è la morte, e in eterno non peccarai»; e meno voglio per ora che abbiamo