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ottima occasione a quanto voleva fare, dopo che ebbe assai commendati quei giubilei, si rivolse al duca e gli disse: – Egli sono, eccellentissimo signore, molti dì che io debbo dare una mala nuova al vostro popolo milanese; ma fin ora ho tardato, perchè mi duole d’attristar nessuno. Tuttavia essendo il caso di grandissima importanza, e quanto più si tace tanto esser più peggio, ho io deliberato a la presenza vostra scaricarmi de l’obligo mio. – Quivi incominciò a dir quanto inteso aveva esser stato detto dal marchiano; soggiunse poi: – Avendo io, signor mio, inteso sì eccellente privilegio d’esso cordone, mi era deliberato mandar a Roma ed ottener un breve del papa che mi dispensasse, che ancora ch’io fossi frate di santo Domenico, mi fosse lecito portare quel beato cordone. Ma una notte, essendo io a l’orazione, m’apparve un angelo che mi disse: – Borsello, vien meco. – Andai con esso lui non molto lunge e sentii tremare tutta la machina de la terra e scuotersi con gran romore. Ecco che vidi quella innanzi ai piedi miei aprirsi, facendosi un’alta e larga voragine. M’inchinai per comandamento de l’angelo, e quivi entro mirai e vidi il purgatorio aperto, ove l’anime in quel penace fuoco purgavano. Nè guari stetti che vidi scender dal cielo il padre san Francesco col suo cordone in mano. Sapete, signor mio, per la passata pestilenza esser morte migliaia di persone, di cui la maggior parte per le prediche del marchiano si cingevano il cordone; il perchè ritrovò san Francesco il purgatorio del solito assai più pieno. Onde mandò giù il cordone, al quale tante anime s’attaccarono che non potendo egli sostenere la ponderosa gravezza del peso che a basso il tirava, per non traboccare in quei fierissimi tormenti e provar cotante acerbissime pene da lui non meritate, sentendo già ardersi la mano, quella il benedetto padre allargò, e lasciò cadere il cordone con l’anime insiememente dentro il fuoco, in cui subito il cordone come un’arida paglia da le voraci fiamme fu arso e consumato. Comandommi alora l’angelo ch’io annonziassi ai miei creduli ambrogiani il caso come era occorso e facessi loro intendere che non ci è più cordone che tenga. Perciò al presente a la presenza vostra, eccellentissimo signore, ho voluto annonziar il tutto al popolo, a ciò che ciascuno si sganni e s’avveggia de l’errore ove era intricato. – E su questo l’eloquente e facondo Borsello cominciò a riprender coteste indiscrete superstizioni, anzi più tosto dannose e nocive openioni, e disse di molte belle e utili cose, facendo con evidentissime ragioni a tutti toccar con mano che a voler acquistare il reame del cielo