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per soccorso; ma Ciro con astuzia ed ingegno prese Babilonia, e il re di quella nel combatter fu morto. Il che intendendo Abradato, se ne tornò nel paese de l’Assiria, ove trovò che Ciro andava il tutto di giorno in giorno acquistando. Fra questo mezzo era Pantea prigionera, come di già v’ho detto, con guarda condotta dietro a l’oste con l’altre donne. La fama de la bellezza de la quale in modo si divulgò per tutto, che d’altro non si ragionava. Avvenne un dì che Araspo, a la presenza di Ciro lodando l’estrema beltà di Pantea, disse che certamente non si sarebbe trovata in tutta Asia una donna di tanta beltà nè di tanta vertù ornata come quella era. Ciro, che a prender intieramente lo stato de l’Assiria e a quello de la Persia soggiogare attendeva, ancor che più volte avesse udito da molti commendare l’incredibil bellezza di costei, nondimeno per non si sviare da la cominciata impresa, non sofferse altrimenti di vederla, avendo perciò deliberato prenderla per moglie. Onde essendo un giorno alquanti baroni andati a visitarla, e trovatola molto di mala voglia e malinconica, chè tuttavia al suo marito aveva rivolto l’animo e più de la lontananza di quello che de la sua prigionia s’attristava, uno di loro, che de l’animo del re era consapevole, in questa maniera le parlò: – Pantea, scaccia da te ogni malinconia; allegrati e vivi gioiosa, chè se tu avevi un marito giovine, bello e ricco, ora la fortuna un più formoso, più potente e re te n’ha apparecchiato. E vivi sicura che nostra reina in breve sarai, perchè Ciro ha deliberato prenderti per moglie. – Credete voi che ella s’allegrasse, si rigioisse o si elevasse nè mostrasse segno alcuno di contentezza? Ella subito in un lacrimoso pianto si risolse e, la veste che indosso aveva da l’alto al basso lacerando, miseramente si lamentava, e diceva che mai non fu la più misera donna al mondo di lei, e che se pure doveva perder il marito, che unicamente amava e a cui solo ella voleva esser viva, che altri di lei non goderebbe già mai. – Cessino, – diceva – i sommi dèi che altri m’abbia. Fui da principio di Abradato, ora anco sono e sarò eternamente. Assicurate voi, signori, il re Ciro che prima io possa morire che mancare di non esser d’Abradato. E certamente io morirò sua. – Furono queste parole dette a Ciro, le quali sì penetrarono a dentro nel petto di lui, che la mandò confortando e sè a ogni suo piacere offerse. Ella altro non gli fece chiedere che la restituzione del marito; il che Ciro graziosamente le concesse. Venne Abradato a ritrovar la moglie, da la quale quando ebbe inteso la continenza di Ciro, restò pieno di meraviglia grandissima, dicendo a