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E ch’avete voi voluto fare, uomo da poco e da meno assai ch’io non dico? Voi adunque avete restituito un doppione perchè non era così di peso come la vostra avara ingordigia arebbe voluto, avendolo voi guadagnato col far un segno di croce in capo ad una femina? Che vi venga il gavocciolo! e forse che non l’avevate venduto zafferano? Al corpo che io non vo’ ora dire, se al principio io avessi questa cosa saputa, io ve ne dava un centinaio con la fibbia de lo staffile. Andate, andate, chè non sapete vivere. – E così il povero prete restò con le sferzate e con le beffe.


Il Bandello al molto vertuoso signore il signor Antonio Fileremo il Cavaliero salute


Beveva l’acqua dei bagni d’Aquario la illustre e virtuosa signora, la signora Ippolita Sforza e Bentivoglia, e, come sapete, per più commodità e diporto s’elesse alora il suo giardino che è nel borgo de la Porta Comense, ove la casa o palagio ci è assai agiato. Quivi tutto ’l dì concorrevano i primi de la città così uomini come donne, e ci era sempre dopo il desinare alcun bello e vertuoso ragionamento di varie materie, secondo la professione e dottrina dei tenzionanti, e talvolta al proposito de le questioni che essa signora od altri mettevano in campo. Avvenne un dì che d’uno in altro parlamento entrando, si travasò a lodare il sesso femminile e raccontar alcune eccellenti donne antiche e moderne, le quali, di rare e bellissime doti compiute, si fecero al mondo riguardevoli e chiaramente famose. Ma tra tutte le lodevoli donne di cui si ragionò, per non istare a farne un calendario, sommamente fu lodata ed ammirata Pantea. E ricercando alcune di quelle signore aver più chiara contezza chi fosse Pantea, il signor Nicolò conte d’Arco, – giovine, oltra la nobiltà di sangue, ricchezze e rare doti del corpo, molto letterato e poeta colto e soavissimo, come per le elegie e altri suoi poemi si vede, – narrò brevemente l’istoria d’essa Pantea; il che non mezzanamente a tutti soddisfece. E perchè l’istoria è de le rare e degna di memoria, non mi parve disdicevole ch’io la scrivessi de la qualità che esso conte la narrò, se ben non forse con quella eleganzia e grazia di parole, almeno intieramente