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pigliai questo a posta, pensando che fosse buono, avendomelo dato messer Taddeo Bolognino che sapete esser gentiluomo da bene. Ma io ve ne recherò un altro domatina. – Il prete le credette e restò in aspettazione di riaverne un migliore. Ella quel giorno istesso andò a San Domenico, si riconfessò di nuovo con uno di quelli frati e gli diede il doppione, pregandolo che facesse dir le messe di San Gregorio per l’anima di suo padre. Egli il prese e, chiamato il sagrestano, gli mostrò l’elemosina e gli impose che facesse dire le messe che ella aveva richiesto, e il doppione gittò ne la cassa de le elimosine, come è il costume dei religiosi osservanti. Il giorno seguente madonna Giovanna andò a la predica a San Petronio, come ella era solita. Finita che fu la predicazione, messer lo prete si fece innanzi e disse a la donna con un certo modo che teneva più de l’imperioso che altrimenti: – Madonna, avete voi recati i danari? – Ella, veggendo questa sua presunzione, gli rispose: – Messere, a dirvi il vero, veggendo che voi' 'rifiutaste il mio oro, io andai a confessarmi con un altro sacerdote, che l’ha trovato buono e di peso. – A questa voce il missero prete rimase mezzo morto e non sapeva che fare nè che dire, parendogli che il soffitto de la chiesa gli fosse cascato a dosso. Onde così mutolo se n’andò a la sua camera e quella matina desinò molto poco, mangiando più sospiri che pane. Dopo, non si potendo dar pace d’aver perduto tanti danari per la troppa ingordigia che aveva, chiamò un suo chierico che era di valle di Lamone, che era assai giovine ma forte scaltrito e malizioso; e chiuso l’uscio de la camera, si gittò a traverso una panca con le natiche scoperte e gli disse: – Naldello, – chè tale era il nome del chierico, – piglia quello staffile che è sulla tavola, e dammi venticinque buone staffilate sul culo, e non aver rispetto veruno. – Il chierico, veduto scoperto il culiseo di Roma, gli domandò che cosa era questa. Egli altro non rispose se non: – Dammi, dammi, ti dico, e non cercar altro. – Il chierico a questo, sentendo la determinata volontà del padrone, gli diede venticinque buone sferzate con pesante mano, a misura, come si dice, di carbone, di maniera che il culiseo aveva molti segni sanguigni. Avute le brave staffilate, il prete si levò suso e con voce pietose disse: – Figliuolo, non ti meravigliare se io ho voluto che tu mi sferzi, chè io ho commesso un grandissimo errore, che meritava molto maggior castigo di quello che dato m’hai. – E narrò al chierico la perdita del doppio ducato. Come il giovine sentì la pazzia del messere, se gli rivolse con il più brutto viso che puotè e disse: – Oimè, che sento! che vi vengano tremila cacasangui!