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parendo di trovar ispediente veruno buono per goder del suo amore, miseramente ne le cocenti fiamme del suo sì fervente amore si consumava. Non ardiva l’impaniato giovine a communicar questa sua acerba passione con persona, e meno era oso di scoprirsi a la sua donna; il che fuor di misura accresceva la sua pena, non la potendo a modo veruno sfogare. E quanto meno sperava, tanto più il desio cresceva. Deliberò adunque la sua donna, in quanto poteva, servire, altra consolazione o conforto non sentendo che pascer gli occhi de l’amata vista. Così attendeva a servirla con quella diligenza e prestezza che sapeva la maggiore. La donna, che lo vedeva sì pronto e assiduo al suo servigio, l’aveva molto più caro che altro servidore che in casa fosse, più oltre perciò non pensando. Onde come voleva servigio alcuno, a lui sempre lo commetteva, trovandosi molto meglio da quello sodisfatta che da nessun altro. Egli, che si accorgeva di cotali favori, mirabilmente se ne contentava. Il marito de la donna, come già v’ho detto, si dilettava molto del giuoco e spesso i suoi compagni teneva seco a mangiare e da loro anco era banchettato, e soleva bene spesso, quando fuor di casa cenava, non ritornare sino dopo mezza notte e talora più tardi assai. La moglie alcuna volta l’attendeva e talora, quando si sentiva sonno, si corcava. Avvenne una sera che il marito fu a cena altrove, come era suo consueto. La donna, poi che ella ebbe cenato, non istette molto che vinta da la gravezza del sonno s’andò a dormire e nel letto si corcò. L’innamorato servitore, che in casa era e la donna aveva a la camera accompagnata, sapendo che il padrone non torneria così tosto, perchè al banchetto ove era ito si recitavano alcune farse, cominciò a pensare sovra il suo fervente amore, e gli parve che se gli offerisse la commodità di poter goder la donna. Sapeva egli in camera di quella non ci esser persona, ed aveva più volte veduto, quando il padrone la notte tornava a casa e trovava la moglie esser a letto, che con minor strepito che fosse possibile, trovata sempre la camera non fermata, entrava dentro e, per non isvegliarla, chetissimamente se le corcava a lato. Su questo pensiero l’innamorato giovine farneticando e mille cose ne l’animo ravvolgendo, a la fine si determinò di non perder questa occasione. Spoliatosi adunque ne l’anticamera, entrò poi in quella de la donna, e, sapendo come era situata, senza romore a lato a la donna, entrando nel letto, si mise e sentì che quella punto non era desta, ma che quetamente dormiva. Stette un pochetto sovra di sè; dapoi fatto bonissimo animo, cominciò a basciarla