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Del che gravemente turbato Aristotimo e quasi già presago de la sua rovina, andò a la prigione ove erano le mogli degli esuli, che vi dissi che da lui erano state incarcerate. E perchè era d’ingegno turbulento e feroce, tra se stesso conchiuse dever più tosto con le dette donne con paura e minaccie il caso suo trattare che con umanità e preghiere. Entrato adunque ove elle erano, imperiosamente e con ferocia comandò loro che devessero mandar messi con lettere ai mariti che fuori guerreggiavano, e quelli con grandissima instanzia pregare che lasciassero di farli più la cominciata guerra: – Altrimenti – diceva egli, – io v’assicuro che non seguendo effetto di quanto vi dico e vi comando, io a la presenza vostra prima farò crudelmente morire, lacerandogli a brano a brano, tutti i vostri figliuoli, e poi con acerbissime battiture tutte vi farò flagellare e d’ignominiosa e crudelissima morte morire. – Non fu a così fiero e tirannico annonzio donna che si movesse a risponder una minima parola. Veggendo il perfido tiranno cotanto silenzio, con instanzia grandissima le diceva che devessero rispondergli ciò che erano per fare. Ma elle, ben che non ardissero proferir parola di risposta, nondimeno con taciturnità, mutuamente guardandosi l’una e l’altra in viso, mostravano assai chiaro che nulla il suo minacciare stimavano, pronte più tosto a morire che dar essecuzione al comandamento e voler di quello. Megistona alora, che era moglie di Timoleonte, matrona sì per la nobiltà del marito come anco per la propria vertù molto riguardevole e tra tutte quelle donne primaria, che al venire del tiranno non s’era mossa da sedere nè degnata di fargli onore ed anco proibito aveva che nessuna si levasse, sì come era sedendo in terra, a questo modo, sciogliendo la lingua, a la proposta fatta dal tiranno con ferma voce rispose: – Se in te, Aristotimo, di viril prudenza o di conseglio fosse alcuna picciola parte, certamente tu non comandaresti a le donne che ai loro mariti scrivessero e commettessero ciò che deveno fare, ma tutte noi a loro come a nostri signori averesti lasciato andare, ed usate più modeste parole e migliori consigli che non sono stati quelli con i' 'quali poco innanzi ci hai beffate e pessimamente trattate. E se ora ti trovi privo d’ogni speranza e ti persuadi col mezzo nostro voler gabbar essi nostri mariti, io t’assicuro che tu sei in un grandissimo errore, con ciò sia che noi più non soffriremo esser da te ingannate. Vogliamo ancora che tu pensi e porti ferma opinione che essi non sono nè diverranno così pazzi già mai che, volendo aver cura dei figliuoli o de le mogli, debbiano lasciar a dietro e disprezzar