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quale depose come ad instanza di Pietro gli aveva fatti. Ma Pietro il tutto negava e diceva con un viso saldo, come se innocentissimo fosse stato, che il villano ed il fabro erano ubriachi, smemorati e trasognati. Domandato come in tanti luoghi aveva sanguinosa la veste, rispose che passando vicino ad un macello s’era insanguinato ed altresì sul corpo de la zia ove s’era' 'gettato. Erano assai dubiosi i giudici per le salde risposte di Pietro; nondimeno per tanti indizii che ci erano e per la lettera del libretto, che fu provata esser di mano di quello, avendolo per convinto, lo condannarono ad esser tanagliato insieme con il Nasone, e che poi fossero squartati. Data la sentenza, andarono a la prigione il padre, la madre, la moglie e il fratello del misero Pietro a vederlo e confortarlo, e buona pezza stettero con lui. Il fratello di Pietro, che seco il dì innanzi aveva parlato, era da lui stato richiesto che gli desse qualche veleno che subito l’ancidesse, a ciò non si vedesse negli occhi del popolo così vituperosamente morire. Onde aveva preparato un terribile e presentaneo tossico e messolo in una picciola ampolletta e quella chiusa in una pianella; e lo disse a Pietro e seco mutò pianelle, che nessuno se n’accorse. Ora, non si volendo Pietro confessare, e dicendo che ingiustamente era condannato, si mandò per frate Bernardino Occhino da Siena, che alora in Vinegia con mirabilissimo concorso santamente predicava, che poi ha apostatato e fattosi luteranissimo. Andò fra Bernardino il giorno innanzi che la giustizia si deveva essequire, e cominciò ad essortar Pietro a la confessione e pazienza, il quale poco avanti aveva mangiato il mortifero veleno. Non aveva ancora il frate detto cinquanta parole a Pietro, che il tossico, per la sua fiera qualità molto pestifero, cominciò a far l’operazione sua, di modo che Pietro, stralunando gli occhi e gonfiando il volto meravigliosamente, divenne tanto orribile in viso che a ogni cosa rassembrava più tosto che ad uomo. Gli colavano gli occhi e il naso, e fuor di bocca gli usciva la bava di varii colori, fetida sovra modo. Del che fra Bernardino fieramente spaventato si levò, temendo che il misero così contrafatto non gli stracciasse il capuccino in capo. Di questo avvedutosi i guardiani de la prigione ed avvisati i signori, si mandò in fretta per medici; ma ogni soccorso fu in tutto vano, perchè, avendo il veleno già occupato il core e tutti i precordii, non se gli trovò rimedio valevole. Ma vedete se Pietro s’era in tutto dato in preda al gran diavolo! Egli, avendo commesso tanta sceleraggine e trovatosi senza speme di poter schivare la morte, poteva almeno e deveva salvar l’anima sua e non perderla insieme