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caso, per non lasciare tanta sceleraggine impunita cominciarono con diligentissima cura a far quelle informazioni che si potevano le maggiori. I parenti medesimamente di buon core molto vi s’affaticavano e sovra tutti Pietro maggior sentimento mostrava degli altri di dolore, parendo che di tanta crudeltà non si potesse dar pace, e sovra il corpo de la zia gettato gridando smaniava, dicendo che nulla si risparmiasse per ritrovar il malfattore. Ora, informazione altra non si trovavano se non che il calzolaio affermava al suo partire de la casa de la vedova avervi lasciato Pietro, ed egli confessandolo ma dicendo subito dopo lui essersi partito, su questo indizio fu sostenuto Pietro dal capitano dei zaffi e dettogli che bisognava che si presentasse avanti ai signori de la notte. Egli punto non si smarrì, anzi, mostrando gran fermezza d’animo, montò in barca col capitano, e seco andò un suo cugino, figliuolo d’un’altra sorella de la morta zia. Accostatosi Pietro al cugino e dicendogli forte che stesse di buona voglia perchè era innocente, nascostamente poi gli diede un libricciuolo di tavolette ove per memoriale con uno stile d’oricalco si scrive ciò che si vuole. Quivi aveva già Pietro notato il numero dei danari, gioie ed argento che rubati aveva, e messovi anco su i cento ducati dati al Nasone. Poi piano gli disse: – Cugino mio caro, di grazia abrusciate questo libretto, e trovate subito Gian Nasone e ditegli che per ogni modo se ne vada via. E di me non abbiate punto paura, chè io mi saperò ben diffendere. Io mi fido di voi. La cosa è fatta e rimedio non ci è. – Fu menato Pietro a le prigioni, e il suo cugino andò verso casa tutto smarrito e di malissima voglia, non sapendo che farsi. E poi che assai ebbe pensato ciò che far devesse, a la fine, o mosso da lo sdegno di così enorme e scelerato omicidio, o per paura de la giustizia, o che che se ne fosse cagione, portò ai signori il libricciuolo e disse loro ciò che Pietro detto gli aveva. Fu subito il Nasone preso, il quale senza aspettar tormenti confessò la cosa intieramente come era seguìta. Mostrarono il libricciuolo a Pietro, il quale negò tutto ciò che il cugino detto aveva, e, confrontato con il villano, con buon volto diceva non saper nulla di quanto colui parlava. Nè mai fu possibile, per quanti indizii si avessero nè per quanti tormenti gli sapessero dare, che egli volesse confessar cosa alcuna, anzi animosamente rispondeva al tutto. Aveva egli tratto il suo coltello in un canale ragionando col Nasone, e per confessione d’esso Nasone si mandò a cavar fuori il coltello. Sapendo anco il Nasone chi era stato il fabro che fatti gli aveva, fu mandato per lui, il