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al suo volere: che stesse forte, che non le faria male nessuno, e simili altre ciancie, a le quali ella nulla rispondeva. Ma volendo poi piantare il piuolo, ella, preso il coltello, diede sì fatta ferita in quelle parti al povero e sfortunato marito, che oltra che gli tagliò quasi via tutto il mescolo, gli fece anco una profonda piaga nel ventre, di modo che egli gridava quanto più poteva. Levati al romore quelli di casa ed entrati dentro la camera con candele accese, trovarono il meschino che, nel suo sangue involto, spasimato se ne moriva, di maniera tale che in meno d’un’ora morì. Il romore fu grande, e la sposa con un viso rigido altro non diceva se non che il marito la voleva ancidere. Fu da quei di casa tenuta sotto buona custodia e la matina messa in mano de la giustizia, la quale quella, udita la sua confessione, condannò ad esserle mózzo il capo. Il re Enrico ottavo, intesa la cosa come era seguìta, rimise il giudizio a la reina e a le dame de la corte. Elle, fatti sovra ciò lunghi discorsi, mosse a pietà de la semplicità d’Isabetta, la assolsero, conoscendo per la morte di lei non poter tornar la vita a Tomaso; il che fu dal re approvato. Altri vogliono questo accidente esser avvenuto a Roano, città primaria di Normandia, e fu de la medesima sorte di questo che ora v’ho narrato. Ma dei nomi del marito e de la donna non mi sovviene. Medesimamente sono in differenza questi che dicono esser il caso occorso a Roano, perchè altri lo narrano fatto sotto il re Francesco, primo di questo nome, ed altri sotto il presente re Enrico secondo. Tutti però affermano il re dopo la condannagione del parlamento aver la sentenza commessa a le madame de la corte, e la micidiale esser stata assolta. Pigliate mò qual voi volete, chè in libertà vostra è di prenderne una che più vi piaccia.


Il Bandello al molto gentile, vertuoso ed onorato monsignor Giovanni Gloriero tesoriero di Francia


Non fu mai dubio, monsignor mio onorato, appo gli uomini saggi che tutti i disordini che al mondo avvengano, dei quali tutto il dì infiniti ve ne veggiamo accadere, non nascano perciò che l’uomo si lascia vincere e soggiogare da le passioni e