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partorire, perchè si taglia loro sotto le ascelle la carne per cavarne fuor la creatura che nasce. Questa adunque, che Isabetta aveva nome, fu per moglie data con infelici auspicii a Tomaso, il quale, vedutala tanto bella, molto se ne rallegrava. Si fecero le nozze, a l’usanza nostra, ricche e festevoli. Venuta poi la notte, furono i novelli sposi messi a letto. Tomaso, che era giovine molto gagliardo e di forte nerbo, essendo ciascuno fuor de la camera uscito, s’accostò a la sposa che alquanto ritrosetta se ne stava. Egli da l’amore che a lei portava e dal buio fatto ardito e dal caldo de le lenzuola incitato, sentendosi tutto commovere dal concupiscibil appetito, l’abbracciò e cominciò amorosamente e con marital affezione a basciarla. Il perchè, destandosi in lui tale che forse dormiva, tentò di venir a l’ultimo godimento che gli amanti ricercano, e, cui senza, pare che amore resti insipidissimo. Essendo adunque ad ordine per espugnar la ròcca e prender il possesso di quella, si mise a voler rompere i bastioni e ripari che l’entrata gli impedivano. Ma come la sciocca e sempliciotta Isabetta, che non sapeva con che corno gli uomini cacciassero, mise la mano per vietar al marito l’entrata, e sentendo quella cosa così indurata e nervosa, si dubitò non esser da quella come da un pungente pugnale di banda in banda passata, e tuttavia piangendo faceva ogni sforzo a lei possibile per ribattere il suo marito indietro. Tomaso, che in buona parte pigliava la resistenza che ella faceva, non mancava con le mani a far ogni sforzo per vincerla e mettersela sotto, ma non puotè già mai vincerla. Piangeva ella amarissimamente e forte si lamentava, chiamando il marito ladrone, traditore e beccaio. Ora veggendo Tomaso l’ostinata resistenza e il gran rammaricarsi e querelarsi che la scemonnita moglie faceva, e il tutto pigliando in buona parte, deliberò tra sè per quella notte non le dar battaglia ma lasciarla riposare; onde mezzo stracco, ritiratosi in una banda del letto, attese a dormire il rimanente de la notte. Ella nulla o ben poco dormì, non le possendo uscir di capo che il marito con quel suo piuolo non la volesse guastare. Si lamentava la semplice scioccarella di quello che altre vie più sagge di lei si sarebbero molto contentate e ringraziato Iddio che dato loro avesse un marito di così forte nerbo e sì ben fornito di masserizia per bisogno di casa. Levossi la matina Tomaso e lasciò la moglie in letto, per cagione di lei poco allegra, anzi di tanta mala contentezza piena che più esser non poteva. Levata poi che ella fu, tutta di mala voglia, altro non faceva che piangere e rammaricarsi. Vennero alcune sue parenti e vicine che invitate erano