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messer Mazza si svegliasse. Si sforzava anco egli di risvegliarlo, ma il poltrone non levò la testa già mai, del che messer lo dottore arrabbiava. La donna, consolandolo, attendeva a fargli carezze. Ma veggendo che il tutto era indarno, gli disse: – Messere, non vi tribolate per ora. Io verrò bene de l’altre volte che sarete meglio disposto. Tra questo mezzo io vi do per conseglio che apparate a mente il Magnificat, e vi gioverà assai. – Che diavolo, – disse il dottore, – vuol dir cotesto Magnificat? Io l’apparai fin da giovine. – Credolo, rispose ella; – ma non sapete voi che ai vespri, come s’intuona il Magnificat, che tutti si levano in piedi e si discoprono la testa? Bisogna che a questo dormiglione voi insegnate a far il medesimo. – E così levatasi, la donna si partì. Onde, i miei signori, si vede esser vero il proverbio che dice: «Colui che asino è e cervo esser si crede, al saltar del fosso se n’avvede».


Il Bandello al magnifico messer Giovan Battista Oddo da Matelica


Egli è pur passata un’età che io di voi nuova alcuna non ho avuta già mai avendovi io nondimeno indrizzato di me nuova per due mie lettere. Ed invero io mi persuadeva voi esser andato ne la Marca; ma questi dì ricercando io altro, intesi non so come che voi eravate pure in Mantova e che v’eravate in una vedova maritato, che v’aveva dato del ben di Dio. Piacquemi molto questa nuova, e subito determinai rallegrarmene con voi; il che ora con questa mia faccio con tutto il core. Voi potrete mò a le muse ed a voi stesso vivere, se tuttavia i molti fastidii che alcuni dicono esser proprii a la vita maritale, come il riso e il pianto sono proprietà degli uomini, vi lascieranno godere di quell’ozio che le muse vorrebbero. Sapete che, come dice uno dei nostri poeti, il coro dei poeti ama la solitaria vita e di portarsi per gli opachi e fronduti boschi, e volentieri fugge la pratica e commercio de le città. Giovami però credere che, avendo voi sposata una vedova, – che non può essere che non sia già vicina a la età matura, –