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Non m’hai tu detto che la troia fece nove porci? ed ora tu vuoi che la cavalla, che è tanto grande e' 'grossa, non abbia fatto se non un polledro? No, no, la non istà bene. Trovami gli altri polledri, se tu non vuoi andar in mano de la giustizia. – Vedete mò, signori miei, se costui aveva del sale ne la zucca. Ora tornando al nostro legista, che deveva ne la sua giovanezza esser stato un gran gocciolone, andando dopo la lezione a casa ed avendo alcuni scolari seco, passando sotto i portici vide in caminando una giovane che gli parve fuor di misura bella, e domandò agli scolari chi ella fosse. Gli risposero che ella era una di quelle misericordiose che non lasciava morir nessuno disperato già mai. Andò di lungo il dottore a casa e, licenziati gli scolari, ritenne seco uno studente calabrese di cui molto si fidava. Era questo calabrese molto avveduto e sapeva andar a verso col dottore, di maniera che spesso era da quello tenuto a mangiar seco. A costui aperse il ser uomo che egli era in tutto e per tutto guasto de l’amore di quella bellissima giovane, e che moriva se non l’aveva a suo piacere. Il calabrese, che era domestico de la giovane, disse: – Messere, io la conosco, e veramente ella è forte bella e piacevole. A me dà il core, se voi volete, condurvela qui in casa ogni volta che vi sarà a grado, e la farò venir per l’uscio da la parte di dietro al giardino, e non sarà veduta da persona. Ma io vi avviso che ella vende care le sue mercadanzie, e non vorrà uscir di casa che non abbia in mano una coppia di ducati. – Udendo questo, il dottore, che poco misurava le sue forze, rispose al calabrese: – Per questo non restare, chè io ti darò un doppio ducato, di quelli che hanno la testa del nostro signor Giovanni. – Nè diede troppo d’indugio a la cosa, corso a la cassa prese i danari e al calabrese gli diede, e gli disse: – Tu sai che dimane io non leggerò: vedi condurla del modo che detto mi hai. – Partissi lo scolaro e, trovata la donna, le disse: – Io vo’ domatina a buon’ora tu venga a la tal casa per trastullar il mio maestro. Egli è vecchio, e bisognerà che ne gli faccia vezzi. Io dopo ti pagherò cortesemente e tanto che ti contenterai. – Ella era donna da vettura e per un carlino si dava a chi ne voleva, e lo scolare faceva pensiero, come fece, di darle tre carlini e godersi il resto del doppione. Messer lo dottore, in aspettando l’ora di trovarsi con la giovane, non capiva ne la pelle e tutto gongolava. Secondo l’ordine dato, condusse il calabrese la giovane al dottore, che in letto l’aspettava. Entrò ella, poi che fu spogliata, nel letto, e abbracciando il dottore, quello basciò e ribasciò mille volte, facendogli altri vezzi pur assai a fine che