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ascoltanti. Così credo io che il parlar milanese sia da sè incolto, ma si può leggermente limare. Tuttavia io non saperei biasimare chiunque si sia che la lingua sua volgare parli, che insieme con il latte ha da’ teneri anni bevuta. Il primo cardinale Trivulzo, che nato e nodrito era stato in Milano a fu già vecchio fatto cardinale, andò a star a Roma al tempo di papa Giulio secondo. Egli parlando non si poteva nasconder che non fosse milanese, sì schiettamente quel linguaggio parlava. Gli fu da molti detto che devesse mutar parlare ed accostumarsi a la lingua cortegiana; onde sorridendo rispose loro che gli mostrassero una città megliore e d’ogni cosa più abondante di Milano, che alora egli imparerebbe quell’idioma; ma che ancor non aveva sentito dire che ci fosse un altro Milano. E ben diceva egli il vero, perciò che a lo stringer de le balle pochi Milani si trovano. Onde io che per l’Europa e per l’Affrica sono tanti anni ito errando, a parlar da gentiluomo e dire veramente ciò che ne sento, io reputo Milano aver poche città che il pareggino e siano d’ogni cosa al viver umano necessaria sì abondevoli come egli è. Il perchè Ausonio Bordegalese nel catalogo de le città mirabilissimamente lo commenda e quasi lo fa pari a Roma, in quei tempi che ancora Roma da’ barbari non aveva ricevuto danno, ma intiera e bella fioriva. Se adunque un poeta guascone lo loda, non riputo che a me debbia esser disdicevole aver fatto il medesimo e farlo ogni volta che me ne venga l’occasione. Dico adunque che in Milano, ricco e copioso d’ogni buona cosa e pieno di grandissima e leggiadra nobiltà, non è molto tempo fu un giovinetto chiamato Gian Battista da Latuate che per la morte del padre era rimaso ricchissimo e si nodriva sotto la cura de la madre, madrona nobilissima dei Caimi, la quale poneva ogni diligenza, studio e sollecitudine in allevar questo suo unico figliuolo gentilmente e fare che insieme con le buone lettere riuscisse ornato d’ottimi costumi. Crebbe il giovinetto, e già essendo di quindeci in sedeci anni, dava a tutti ottima speranza di farsi un compìto gentiluomo, praticando con altri giovini gentiluomini e spesso essercitandosi ora in cavalcare, ora in giocar a la palla ed ora su la scola de lo schermire, adattandosi meravigliosamente al maneggio d’ogni sorte d’armi. Aveva egli le paterne case, come ancor ha, ne la strada di Brera; e cavalcando sovente per la città a diporto ora su una mula ed ora sovra generosi cavalli, avvenne che passando per la contrada del Borgo Nuovo vide una giovanetta, che era ad una finestra che aveva una gelosia dinanzi, e quivi se ne stava a veder chiunque per la via passava.