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degli orti gli dava grandissimo impaccio, e quasi di continovo teneva l’arco teso, non sapendo che rimedio far al suo male. Ma poi che vide ed alcune volte provò che gli stivali del suo padrone, essendo durissimi, per esser unti di grasso e messi al sole, divenivano pastosi e molli, s’imaginò il semplice giovinaccio d’aver trovato il modo d’intenerire e far molle la sua facenda. Onde cominciò col grasso, essendo sbracato, al sole ungerla; ma per questo niente faceva e la piva stava più gonfia che mai e punto non si mollificava. Di che egli di malavoglia si ritrovò, pensando perciò che bisognasse perseverare e ogni dì adoperar de l’unto. Ora avvenne che una volta la moglie del vicentino, essendo andata nel cortile a far certe sue bisogne, vide dietro la stalla Arrigo al sole con la lancia in resta, che quella di grasso ungeva, e parvele pure la più dolce cosa e bella del mondo, perchè era bianca come neve: e le venne grandissima voglia di provarla e veder come la si manteneva su la giostra, e tanto più quanto che quella del marito non era appresso la metà così grossa nè nervosa. Onde non istette molto che fece domandare Arrigo e cominciò seco a ragionar del governo de la stalla. E veggendo che non ci era persona presente, gli disse: – Arrigo, io non so quello che di te mi dica, quando penso che in quindeci giorni hai consumato più grasso intorno agli stivali di messere che non farebbe un altro famiglio in tre mesi. Che cosa è questa? Io dubito che ne faccia altro e che lo vendi. Dimmi la verità, ch’io la vo’ sapere: che cosa ne fai tu? – Intendeva Arrigo quasi ogni cosa che se gli diceva, ma non sapeva poi in italiano ben isprimere il suo concetto; pure semplice anzi scioccamente a la padrona rispondendo, le confessò il fatto come stava. E per meglio farsi intendere, si slacciò il braghetto e prese la sua lancia in mano, e a lei, che già tutta gongolava ed aveva la saliva a la bocca di provar come a le bòtte reggesse, mostrò come il grasso adoperava soggiungendo che quella medicina giovamento nè profitto alcuno gli recava. – Mai sì, – disse alora la donna, – che tu sei un bel fante! Ben sai che codesta è una sciocchezza e nulla vale a questa tua infermità. Ora io ti vo’ insegnare un ottimo rimedio; con questo patto: che tu altrui non lo ridica già mai. Vieni, vieni meco, e vederai quanto tosto io te lo farò, questo tuo piviolone, dico, divenire più molle che una pasta. – Era il marito fuor de la città e in casa non si trovava di chi la donna avesse a temere; onde conduttolo in una camera, seco amorosamente trastullandosi, volle che egli cinque volte nel suo grasso s’ungesse. Questa medicina, oltra che mirabile al tedesco parve, piacque meravigliosamente