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e ogni dì andava di mal in peggio, vennegli a le mani una buona femina, di coteste ruffe che vanno per tutto con i paternostri in mano e sempre muoveno le labra che paiono simie, la quale sapeva benissimo l’arte di corrompere le fanciulle da marito e maritate. A costei parve a l’amante potersi senza vergogna discoprire e dirle tutto il caso suo. Fecela adunque a la casa venire e, dopo molte parole, lo stato in cui si trovava puntalmente le manifestò, e con affettuose preghiere la richiese che volesse di lui aver compassione e far con la giovane, – che dato ad intendere le aveva qual era, – che pieghevole in verso lui si rendesse. La vecchia ricagnata, avendo da l’amante ricevuti alcuni danari, promise di far il possibile per indurre la giovane a far ciò ch’egli volesse; di che l’amante rimase di speranza pieno, aspettando con desiderio grandissimo la rivenuta di quella. Andò la ribalda vecchia un giorno di festa e ritrovò la giovanetta che tutta sola in un cortile sedeva, ove molte famiglie di poveri uomini albergavano; e datole il buon giorno salutandola, appo lei s’assise. La giovane, che altrimenti non la conosceva, la risalutò e le disse che fosse la ben venuta e ciò che ella andava ricercando. La maliziosa vecchia che sapeva la madre de la giovane esser di molti mesi avanti morta, quasi piangendo disse: – Figliuola mia, se tu non mi conosci io punto non mi meraviglio, perchè sono circa tre o quattro anni che io dimoro in contado a la villa di Corsignano. Ma io era ben forte domestica de la benedetta anima, che Dio abbia in gloria, di tua madre, e più volte t’ho avuta in queste braccia quando tu eri garzonetta. E Dio per me ti dica quanto m’è rincresciuta la morte di tua madre, che veramente era buona donna. Onde essendomi occorso di venir a Sierra per alcune mie faccende, ho voluto venir a vederti, parendomi di veder tua madre quando ella era giovane come ora tu sei. Che Dio ti benedica, figliuola mia cara! Io credeva oggimai trovarti maritata, perciò che tu sei grandicella e non deveresti perder il tempo indarno. Ma io credo che la povertà di tuo padre sia cagione che non ti lascia maritare, come sarebbe il debito di prender marito. Or dimmi, prenderesti tu volentieri marito? – Sì, prenderei, – rispose ella, – quando fosse volontà di mio padre, perchè senza sua licenza non farei cosa alcuna. – Vedi, figliuola, molte volte i padri non si curano di levarsi d’appresso le figliuole, ricevendone profitto, come io mi credo che tuo padre faccia da te. E se tu baderai che egli ti mariti, avverrà per ventura che tu sarai prima vecchia che egli ti venga fatto di prender marito, onde poi indarno ti pentirai d’aver lasciato scorrere