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Infelicissimo amore di due dame reali e di dui giovini cavalieri che miseramente furono morti.


Egli mi pare, signori miei, che tutti siate pieni di meraviglia che queste reine e nobilissime donne, che ricordate avete, abbiano aperto il petto a le fiamme amorose, essendo in così alto grado poste come erano, quasi che elle non fossero di carne e d’ossa come le donne di bassa condizione sono, e in loro non devesse destarsi il concupiscibile appetito come ne l’altre. Ma se bene considerate, ci parrà certamente che l’ammirazion vostra non meriti titolo di meraviglia, perciò che quanto più la donna è nodrita dilicatamente, quanto più si pasce di cibi nobili e preziosi, e quanto più si dà a l’ozio, a le lascivie, a le delicatezze, e morbidamente dorme, e tutto il dì vive in canti, suoni e balli, e di continovo di cose amorose ragiona ed ascolta volentieri chi ne parla, tanto più sia facile ad irretirsi nei lacci amorosi che non sono quelle il cui stato è basso, e bisogna che pensino al governo de la casa e come ne la strettezza dei beni de la fortuna onoratamente vivano e mettano i figliuoli a l’onore del mondo. Chè in vero, se voi levate l’ozio a le donne, indarno in quelle l’amorose saette s’avventano, perchè, spuntate, non hanno forza accendere in quelle fiamma alcuna; ove per lo contrario le morbide, delicate e gran donne, nodrite di lascivia e d’ozio, in un subito s’accendono e s’invischiano. È ben vero che un solo freno hanno queste donne di stato, che è che, essendo negli occhi de l’universale, il peccato loro è più manifesto e chiaro che de le donne di bassa condizione. Ma questo freno molto di leggero da loro si sfrena e rompe, facendosi elle a credere che nessuno veggia i loro errori o debba esser oso quelli mordere o publicare. Del che elle meravigliosamente restano ingannate, avendo sempre il peccato che si fa maggior enormità e più macchia in sè quanto colui che pecca è di stato più sublime e grande. Ed a questo proposito mi sovviene d’aver letto ne le croniche nostre di Francia di due grandissime donne di stato reale, le quali, rotto il freno de l’onore, precipitarono ne l’abisso de la morte, come ascoltandomi intenderete. Dico adunque che Filippo il Bello re di Francia ebbe tra gli altri tre figliuoli maschi, che tutti l’uno dopo l’altro furono regi, ma nessuno di loro tre ebbe figliuoli maschi; di modo che la corona pervenne poi ne le mani di Filippo di Valois,