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tal donna, la quale non potendo avere, senza dubio egli morrà. – Oimè – tuttavia forte piangendo disse il re; – e che donna è questa che io, che re d’Asia sono, non possa con preghiere, danari, doni, e con qual arte si voglia, ai piaceri di mio figliuolo render pieghevole? dimmi pure il nome de la donna, perciò che per la salute di mio figliuolo io sono per metterci ogni mio avere e tutto il reame ancora, quando altrimente far non si possa. Chè se egli more, che voglio io fare del regno? – A questo Erasistrato rispondendo disse: – Vedi, re, il tuo Antioco è fieramente de la mia donna innamorato; ma parendogli questo amore esser disconvenevole, non è mai stato oso manifestarlo e per vergogna più tosto elegge morire che scoprirsi. Ma io per evidentissimi segni avvisto me ne sono. – Come Seleuco udì queste parole: – Adunque, – disse, – tu che sei quell’uomo cui pochi di bontade parangonar si ponno, e meco sei d’amore e benevoglienza congiuntissimo, e porti nome d’esser di prudenza albergo, il mio figliuolo, giovine che ora, sul fiore de la giovinezza, è de la vita dignissimo e a cui di tutta l’Asia l’imperio meritevolmente è riserbato, non salverai? Tu, Erasistrato, il figliuolo di Seleuco amico tuo e tuo re, che amando e tacendo a morte corre, e il quale vedi che di tanta modestia ed onestà è che in questo ultimo e dubioso passo più tosto di morire elegge che in parte alcuna, parlando, offenderti, non aiuterai? Questa sua taciturnità, questa discrezione, questa sua riverenza che egli ti mostra deve piegarti ad avergli compassione. Pensa, Erasistrato mio, che se egli ardentemente ama, che ad amare è sforzato, perciò che indubitatamente se egli non potesse amare, farebbe il tutto per non amare, e farebbe più che volentieri. Ma chi pone legge ad Amore? Amore, come sai, non solamente gli uomini sforza, ma ai dèi immortali comanda, e quando ei vuole, poco contra lui vale ingegno umano. Il perchè, quanto il mio Antioco meriti pietate, chi nol sa? chè essendo sforzato, egli non può altrimenti fare. Ma il tacere è ben evidentissimo segno di chiara a rara vertù. Disponi adunque l’animo tuo in aita di mio figliuolo, perciò che io t’avviso che se la vita d’Antioco non amerai, Seleuco sarà insiememente da te odiato. Non può esser egli offeso che io parimente offeso non sia. – Veggendo il sagacissimo medico che l’avviso suo andava com’egli pensato aveva, e che Seleuco per salute del figliuolo così caldamente lo pregava, per meglio ancora spiar ’animo di quello e la voluntà, in questo modo gli parlò: – E’ si suol dire, signor mio, che l’uomo quando è sano sa dare a l’infermo ottimo conseglio. Tu non fai se non dire, e vuoi che la mia cara e diletta moglie dia