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prese il braccio d’Antioco e le dita pose ove il polso ordinariamente suol farsi sentire. Avvenne in quel punto che la reina Stratonica entrò in camera, la quale come l’infermo amante vide verso sè venire, subito il polso, che depresso e languido giaceva, se gli destò e cominciò per la mutazione del sangue a levarsi e prender vigore, sentendo con più forza risorger le debolissime fiamme. Sentì Erasistrato questo rinforzamento del polso, e per veder quanto durava, al venir della reina non si mosse, ma sempre tenne le dita sovra il battimento del polso. Mentre che la reina in camera stette, il batter fu sempre veloce e gagliardo; ma come ella partì, cessò la frequenzia e la gagliardezza del moto, e a la solita debolezza il polso se ne ritornò. Nè stette troppo che la reina rivenne in camera, la quale non fu sì tosto da Antioco veduta, che il polso, ripreso vigore, cominciò a saltellare, e continovamente saltellando si stette assai vigoroso. Partì la reina ed il vigore insiememente del polso con lei se n’andò. Veggendo tal mutazione il fisico gentile e che solamente a la presenza de la reina avveniva, si pensò aver trovata la cagione de l’infermità d’Antioco; ma volle aspettare il dì seguente per averne maggior certezza. Venne l’altro giorno, e il buono Erasistrato appresso al giovane si pose e il braccio in mano gli prese. Entrarono molti in camera, e mai il polso non s’alzò. Il re venne a veder il figliuolo, nè per questo punto si levò. Ed ecco venir la reina, e subito il polso saltò su e si destò e cominciò a fare un movimento gagliardo, quasi volesse dire: «Ecco colei che m’arde, ecco la vita e la morte mia». Tenne alora Erasistrato per certo che Antioco fosse de la bella matrigna focosamente acceso, ma che per vergogna non ardisse le sue ardentissime fiamme dicelare e farle altrui manifeste. Fermato che egli fu in questa openione, prima che cosa alcuna ne volesse dire, pensò che via deveva tenere in farlo conoscere al re Seleuco; e poi che tra sè ebbe diverse cose imaginate, tenne questo modo. Egli sapeva molto bene che Seleuco amava senza fine la moglie, ed anco che quanto la vita propria Antioco gli era carissimo; onde così gli disse: – Seleuco, tuo figliuolo è grandissimamente infermo e, che peggio mi pare, io giudico l’infermità sua esser incurabile. – A questa voce cominciò il dolente padre, piangendo, a far un pietoso lamento ed amaramente de la fortuna querelarsi. Soggiunse alora il medico: – Io vo’, signor mio, che tu intenda la cagione del suo male. Hai adunque a sapere che il morbo che il tuo figliuolo ti ruba è amore, e amore di