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Seleuco re de l’Asia dona la moglie sua al figliuolo che n’era innamorato e fu scoperto dal fisico gentile con ingegnosa invenzione.


Poi che io ogni cosa m’averei creduto oggi di fare se non se questa di dire in così onorata compagnia alcuna novella, per ubidire a chi mi comanda, io farò come fa il gentiluomo a cui la sera a l’improviso viene qualche caro amico a casa per cenar seco, che, sapendo che al macello carne non si truova nè su la piazza è salvaticume da vendere, con i polli di casa e con la carne salata si sforza il suo amico onorare. Io non so ora ove provedermi di novella se non ricorro a l’istorie che tutto ’l dì si tengono in mano, onde una ne vo’ dire, de la quale il nostro coltissimo Petrarca nel Trionfo d’Amore fa menzione. Il perchè vi degnarete, perdonandomi, avermi per iscusato se cosa nuova non vi dico, perciò che di ciò che aver mi truovo vi metto innanzi. Ma per non tenervi a bada, dico che Seleuco, re di Babilonia, uomo che in molte battaglie s’era gloriosamente affaticato, fu tra i successori d’Alessandro Magno fortunatissimo. Egli ebbe un figliuolo d’una sua moglie, il quale in memoria del padre chiamò Antioco. Morì la moglie e crebbe il figliuolo, dando di sè grandissima speranza di riuscir giovine valoroso e degno di tanto padre. Ed essendo già d’età d’anni ventiquattro, avvenne che suo padre Seleuco s’innamorò d’una bellissima giovane d’alto legnaggio discesa, il cui nome fu Stratonica, e quella per moglie prese e fece reina, e da lei ebbe un figliuolo. Antioco veggendo ogni dì la matrigna, che era, oltra la somma bellezza, leggiadra e gentilissima, sì fieramente, senza alcuno sembiante mostrare, di lei s’accese ed oltra ogni credenza s’innamorò, che altro amante di donna tanto non s’infiammò già mai. E parendogli che egli contra il natural devere facesse amando lascivamente la moglie di suo padre, e per questo non osando a compagno nè amico scoprirsi, chè di se stesso aveva vergogna non che d’altrui, quanto egli più tacitamente seco di lei pensava tanto più accendendosi, di giorno in giorno s’andava consumando. Ma perchè egli s’avvide d’esser ito tanto innanzi che più tornar a dietro non poteva, deliberò con lunghi e faticosi viaggi vedere se egli qualche tregua a le sue pene trovasse. Aveva il padre molti reami e provincie infinite sotto il suo imperio; il perchè, sue scuse trovando, ebbe dal padre licenza d’andar qualche mese per quelle a diporto. Ma egli non fu fuor di casa che si ritrovò mal contento, perciò che