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sua andava, ed incontrò il Mamolo, che gli mostrò la casa, ma lo pose in dubio se lo scolare ci era entrato o no. Del che Lione d’ira e di gelosia ardendo, disse: – Al corpo di Cristo, io ci vo’ entrar dentro e far questione con questo parmegiano tira sassi, che gli vengano mille cacasangui! – Il Mamolo, veggendo che quella sua còlera lo poteva indurre a far qualche scandalo, modestamente gli disse: – Lione, tu ti lamenti de lo scolare, e non ci hai ragione alcuna. Egli non sa cosa alcuna di questo tuo amore, e va facendo i casi suoi come tutti i giovini fanno. E se si cercasse chi di voi dui si debbia giustamente querelare, io crederei che egli di te a più giusta ragione si possa dolere, perchè prima di te s’è di costei innamorato, e tu lo sai e non gli hai rispetto. Perchè vuoi adunque che egli abbia rispetto a te, di cui nulla sa, e non può pensare di farti nè dispiacere nè ingiuria? Raffrena questa tua còlera e deponi un poco questa passione che t’acceca. Noi possiamo passeggiar qui sotto buona pezza e attendere a che fine il fatto riuscirà. – Veggendo Lione che il Mamolo lo consegliava bene, vi s’accordò e seco si mise a passeggiare. Ma come ebbe aspettato un poco, rincrescendogli fuor di modo l’aspettare, deliberò entrar in casa e disse al compagno: – Io non vo’ più attendere. Anderò col mezzo de la lettera e vederò ciò che ne seguirà. Che diavolo sarà egli? – Con questo andò e picchiò a la porta. Venne la figliuola de la messaggera ed aprendo l’uscio disse: – Chi è là? chi bussa? – Io sono, – rispose Lione, – un cugino di madonna Bianca, che vengo da Castello San Pietro, ove m’è stata data questa lettera da un fratello de la donna che sta qui dentro. – Entrate, – soggiunse alora la donna, – e andate su, chè già è buona pezza che madonna Bianca vi aspetta. – E detto questo, fermò la porta. S’accorse a questo Lione che il parmegiano non ci era entrato, e, salite le scale, ritrovò madonna Bianca tutta sola in una camera e cortesemente la salutò; ed entrò seco in ragionamento e le disse de l’error de la messaggera, che a lui in luogo del finto cugino aveva parlato. La donna si scusò, gettando la colpa sovra la messaggera che non aveva saputo dire, perchè in effetto' 'ella a lui l’aveva indrizzata. O sì o no che fosse vero, mostrò Lione di crederlo e le disse: – Poi che così è, se voi m’averete per quel servidore che vi sono, mi comandarete senza rispetto veruno tutto quello che conoscerete esser in mio potere di farvi servizio, perchè mi trovarete sempre a’ vostri comandi ubidientissimo. – Dicendo queste parole ed altre cose assai a simil proposito, cominciò a basciar la donna amorosamente, la quale, facendo alquanto de la ritrosa, diceva