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da Vittore fosse innocentissimo, nondimeno, dubitando forse di qualche altro misfatto, e conoscendo il governatore uomo ruvido e severo, deliberò fra sè non gli voler andar ne le mani. Onde la notte, dato ordine a le cose sue, s’andò a nascondere nel convento di San Francesco, e questo fu a punto il giorno che Angelo Romano aveva mutato alloggiamento. E per questo v’ho io fatta sì lunga narrazione, a ciò che voi sapeste che Lione Aquilino restava senza guida per poter conoscere di vista la sua madonna Bianca, onde si trovava mezzo confuso, nè sapeva come governarsi. Essendo avvertito che Vergilio era nel luogo di San Francesco, andò a visitarlo e da lui cercò informarsi de l’abito e de le fattezze di madonna Bianca. Vergilio non sapeva che altro contrasegno dargli se non che uno scolare parmegiano, ch’era mancino, con una barbetta rossa, le soleva fare il servidore e di continovo vagheggiarla. Conobbe Lione assai facilmente lo scolare, che dimorava ne la contrada ove egli albergava, ma ne la chiesa poi, ove sempre erano molte donne, non poteva ben discernere dove il parmegiano giocasse a la civetta. Ed essendo in questo travaglio, Vergilio gli mise per le mani una donna cognata de la Felice, la quale portò una lettera di Lione a madonna Bianca. Ella accettò la lettera e riscrisse a l’amante che era tutta sua, ma che non ci era modo di trovarsi insieme per la solenne guardia che il marito le faceva, con mille altre novelluccie. Nè per tutto questo perfettamente ancora Lione la conosceva, ma dove vedeva che il parmegiano passeggiava e guardava, anch’egli in su e in giù andava e gli occhi rivolgeva. Ora avvenne che un dì Lione vide il parmegiano, che dietro a certe donne da l’altra banda de la via andava, e parendogli che in quel drappello ci fosse madonna Bianca, si mise passo passo andarle dietro. Ed in effetto ella era quella, che con altre donne accompagnava una sposa e, divisando di molte cose, ella parlò sì forte che a la voce fu da Lione conosciuta. Entrarono le donne dentro la casa de la sposa, ed il parmegiano andò ad una banda e Lione a l’altra, ma al cantone d’una via scontrandosi, s’accompagnarono insieme e andarono ragionando verso casa; e giunti a l’albergo de lo scolare, egli invitò Lione a desinar seco, e Lione invitò lui, di modo che fecero un poco d’amicizia, come tra gli stranieri avviene che fuor de la patria in qualche città si ritrovano. Come Lione ebbe ne l’albergo suo desinato, tutto solo se n’andò verso la casa de la sposa, ove pensò che madonna Bianca devesse aver desinato; e non v’essendo ancora arrivato, fu sopragiunto dal parmegiano