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parlava con la Felice, il buon Aquilino cominciò a dir a madonna Bianca che erano molti dì che egli era de le sue bellezze e dei bei suoi modi ardentemente innamorato, ma che ella mai non se n’era voluta avvedere, o che forse aveva finto non se n’accorgere. E quivi tanto e sì bene seppe con la lingua aiutarsi, che ella cominciò a prestargli fede e a domesticarsi seco. La notte era oscura come in bocca di lupo e la finestra del portico restava grandemente offuscata, di modo che per lunga dimora che l’uomo quivi dimorasse, non riprendevano perciò gli occhi più di poter a lungo andare che al principio si facessero. E per questo Lione non poteva raffigurar la donna nè ella lui. Nondimeno egli vedeva pure ad un cotal birlume che ella aveva bel viso e le carni morbide, perchè già avevano cominciato a giocar di mano ed amorosamente basciarsi. Il medesimo faceva Vergilio con Felice, la quale volentieri l’averebbe messo in casa, se madonna Bianca avesse voluto. Ma ella, non volendo forse mostrarsi così pieghevole e facile ad un suo amante, che non sapeva chi si fosse, la prima volta che egli parlato le avesse, ancor che dai dui giovini e da la Felice ella ne fosse caldamente pregata, non volle consentire. E così stettero gran parte de la notte su’ toccamenti e baci, passando il tempo con ragionamenti amorosi. Passarono quindi i sergenti de la corte i quali andavano a torno per la città; ma, da l’oscurità de la notte impediti, non s’accorsero di loro, che sentendogli venire giocarono a la mutola. Restò Lione acceso de l’amore di madonna Bianca, la quale non conosceva ancora, e se per la contrada l’avesse veduta ed anco a la finestra, non averebbe saputo dire che ella fosse stata quella: ben gli pareva che al parlare non averebbe fallito a conoscerla. Rimasero adunque in conchiusione che ella gli voleva bene e che a la giornata si conoscerebbero, ma che bisognava andar molto cautamente, perchè suo marito era fastidioso, ed uomo che se d’un minimo atto si fosse accorto le averebbe fatto un tristo scherzo. E così si partirono da la finestra e, prese loro armi, se n’andarono a casa. Il dì seguente ritornò Angelo, marito di madonna Bianca, da Ferrara, e come fu a Bologna, mutò stanza e prese un’altra casa, ma non molto lontana da la prima, ne la quale, perchè era capace di più di due famiglie, stava anco un cittadino dei nostri con moglie a figliuoli. Il che a Lione accrebbe vie più fastidio, veggendosi in maggior difficultà, che non era prima, di poter conoscere la sua donna, perchè se fosse stata ne la prima casa, veggendola talora a la finestra od uscir fuori, si sarebbe potuto chiarire. V’era rimasa sola la speranza che Vergilio