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egli era buon compagno, come per l’ordinario sono i milanesi che usano di dire: «Che straziato sia il mantello e grasso il piatello», fece in breve amicizia con molti, ma tra gli altri con un Vergilio Tenca da Modena, che era anco egli un buon brigante e che faceva ogni cosa per darsi buon tempo. Era innamorato il Tenca de la Felice ferrarese, la quale stava a posta d’Angelo Romano, che non solo costei ma due e tre altre sempre ne manteneva. Felice volentieri si sarebbe domesticata con il Tenca, ma temeva fortemente Angelo, il quale, avvedutosi che esso Tenca le faceva la rota del pavone, devendo per suoi affari andar a Ferrara, la mise in casa di Bianca sua moglie e se n’andò a far i fatti suoi. Il Tenca, che le spie aveva per esser avvertito di ciò che Felice facesse, seppe che ella era con la moglie d’Angelo, e tanto fece che da lei e da madonna Bianca ottenne d’andarle a parlare la notte a le quattro ore. Il che ottenuto, invitò Lione e gli disse: – Fratello, io vo’ andar questa notte a parlar ad una mia innamorata; ma perchè ci sarà di sua compagnia madonna Bianca moglie d’Angelo Romano, io vorrei che tu venissi meco e che ti mettessi a far l’amore con essa Bianca ed intertenerla, a ciò che io abbia più commodità di parlar con la mia. – Lione disse che era presto a far ogni cosa, ancor che non conoscesse questa madonna Bianca. – Ella è molto bella, – rispose il Tenca; – metteraiti pur in ragionamenti con lei, e mena le mani, chè il resto per questa volta non si potrà adoperare, perciò che noi le parlaremo, come si fa a le monache, ad una ferrata assai grande d’una finestra che risponde sotto il tal portico, – e glielo diede ad intendere qual era. Venuta l’ora, ancor che ci sia pena grandissima di portar arme e a quella ora andar senza lume, nondimeno essi, prese due arme d’asta e le loro spade, verso il luogo s’inviarono senza trovar nessuno di quelli de la guardia. Quivi giunti, ascosero le lor armi dietro a certe panche che v’erano, e Vergilio Tenca con suoi ingegni s’aggrappò a la ferrata e su salì. Era la ferrata di quelle che sono sporte in fuori' 'ed era assai alta, di maniera che l’uomo vi si poteva assai ben accomodare e ragionar con chi era di dentro. Erano già le due donne a la finestra che Vergilio attendevano; al quale, come fu su, madonna Bianca, che aveva sentito esser seco un altro, domandò chi fusse. – Egli è,– rispose Vergilio, – un vostro gran servidore, compagno mio fidatissimo. – Salisca adunque anco egli, – soggiunse la donna, – ben che io non sappia chi si sia. – E così Lione montò dando la buona notte a madonna Bianca e a la compagnia. Ella disse che fosse il ben venuto, ma che non lo conosceva. E mentre che Vergilio