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sicurezza veruna, ne le mani. Tuttavia, mosso da non so che, lo ricevette umanamente e, ritiratosi ad una finestra, li disse che parlasse quanto voleva, chè pazientemente l’ascolterebbe. Era il magno Lorenzo non solamente di varie scienze dotato, ma era bel parlatore ed eloquentissimo. Di tale adunque maniera propose il caso suo al re, e sì bene gli seppe le ragioni sue dimostrare, che avendo poi più volte insieme le cose de l’Italia discorse e disputato Lorenzo degli umori dei prencipi italiani e dei popoli, e quanto si poteva sperar ne la pace e temer ne la guerra, Ferrando si meravigliò molto più che prima de la grandezza de l’animo e de la destrezza de l’ingegno e de la gravità e saldezza del buon giudizio d’esso Lorenzo, e quello stimò essere de le segnalate persone d’Italia. Il perchè conchiuse tra sè esser più tosto da lasciar andar Lorenzo per amico che da ritenerlo per nemico. Così, tenutolo alcun tempo appo sè, con ogni generazione di beneficio e dimostrazione d’amore se lo guadagnò, che fra loro nacquero accordi perpetui e commune conservazione degli stati loro. E così Lorenzo, se da Firenze s’era partito grande, vi tornò grandissimo. In questi ragionamenti siccome il duca Filippo e Ferrando furono lodati, fu per lo contrario notato di poca liberalità Ludovico decimosecondo che usò contra Ludovico Sforza, che egli in prigione lasciò morire. Era a questi ragionamenti presente messer Bartolomeo Bozzo, uomo genovese, il quale a proposito di ciò che si parlava narrò una bella istoria a’ giorni nostri avvenuta. E perchè mi parve degna di memoria e poco tra i latini divolgata, io la scrissi. Pensando poi a cui donar la devessi, voi subito a la mente mi occorreste, come uno dei cortesi e liberali gentiluomini che io mi conosca a questi tempi. E perchè vi conosco, per la lunga pratica che insieme abbiamo avuto, uomo nemico de le cerimonie, non vi dirò altro. L’istoria adunque al nome vostro dedico e consacro, cominciando con effetto a riconoscer le molte cortesie e piaceri da voi ricevuti.

Maomet affricano signore di Dubdù vuol rubare a Saich re di Fez una città, e il re l’assedia in Dubdù e gli usa una grandissima liberalità.


M’hanno mosso, signori miei, i vostri ragionamenti a raccontarvi, al proposito de le cortesie del duca e del re, una istoria avvenuta in Affrica nel tempo che io in quelle bande trafficava. Io per tutte quelle provincie affricane e regni ho praticato venti