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uomo del mondo e non sapeva ciò che farsi. A la fine pur si mise a caminar a piede, e a buon’ora, chè era di state, arrivò a Parigi. Era altre volte dimorato per molti dì esso Arnaldo in un albergo dentro Parigi, ove aveva avuta amorosa pratica con una giovane assai bella che là entro era servente de l’oste. Colà adunque inviatosi, e inteso che la giovane più non ci dimorava, ma che serviva la moglie d’un grosso mercadante, l’andò a cercare; e trovatala ed insieme riconosciutisi, la giovane lo vide molto volentieri ed amorevolmente lo raccolse. Arnaldo le diede ad intendere che era stato svaligiato da certi malandrini, che gli avevano levato il valore di circa mille scudi, e che buon mercato avuto n’aveva che non l’avessero anciso. Mossa la giovane a pietà, lo introdusse in casa e lo mise in una guardacamera, dove gli portò molto bene da cena e gli fece molte carezze; e più di due volte amorosamente insieme si trastullarono. Era la padrona, come v’ho detto, moglie d’un gran mercadante, il quale in quel tempo era per suoi traffichi ito in Fiandra; e la buona donna per non perder la sua giovanezza, essendo molto bella, s’aveva eletto per innamorato un giovine mercadante fiorentino molto ricco e splendido, col quale ella, mentre il marito stava fuor di Parigi, si dava il meglior tempo del mondo, e trafficava forte a cacciar il' 'diavolo ne l’inferno. Aveva commesso la donna a la servente che avesse cura di preparar in camera del confetto, de le frutte secondo la stagione e del buon vino, perchè l’amante suo quella sera doveva venire a giacersi con esso lei. La servente, che de l’amore de la padrona era consapevole, fece l’apparecchio del tutto. E perchè la donna era consueta a starsi con il fiorentino in camera e quivi corcarsi, non si curò altrimenti far cangiar luogo al trombetta, perchè, dormendo ella ne la guardacamera, sperava quella notte godersi il suo trombetta. Ma, come dice il proverbio, chi fa il conto senza l’oste lo fa due volte. Pareva a la padrona che, per esser il caldo grande, la guardacamera fosse luogo molto più fresco che la camera; il perchè, venuto che fu il giovine fiorentino suo innamorato, commise a la servente che lo menasse ne la guardacamera. Ella non ebbe tempo di cavarne fuori il suo trombetta; ma, corsa innanzi, lo fece nasconder dentro il camino del fuoco, dinanzi al quale era tirato un gran tapeto. Il trombetta subito si ricoverò là dietro e cheto se ne stava. Il fiorentino, come là dentro fu, per il caldo grande che faceva cominciò a spogliarsi. Il trombetta, guardando per un pertugetto che nel tapeto era, vedeva tutto ciò che ne la