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mali spiriti, che non basterà nè acqua santa, nè vi varrà il segno de la croce a uscirne fuori. Noi abbiamo fatto un carnevale, secondo l’usanza nostra, assai piacevole in questo nostro luogo di Bassens. Qui capitò, già molti dì sono, messer Filippo Baldo, che veniva di Fiandra per passar in Ispagna, e con noi ha riposato questo verno. Egli è il padre vero de le novelle e sempre n’ha pieno un carnero; e tra molte altre che narrate ci ha, ne narrò una nel giardino, che ci fece molto ridere, la quale io scrissi. Sovvenendomi poi di voi che io desiderava che foste qui, poi che venuto non sète, ho voluto che questa novella sotto il vostro nome con l’altre sue sorelle s’accompagni, a ciò che veggiate, se bene da voi son lontano, che nondimeno di voi e de la cortesia vostra tengo quella memoria che l’amore, che sempre mostrato m’avete, ricerca, e che punto di voi non mi scordo. Così potessi io con altra dimostrazione farvi conoscere quanto ch’io v’ami e desideri di farvi cosa grata, a ciò che voi poteste pienamente conoscer l’animo mio! Ma chi fa ciò che può adempie la legge. State sano e non vi scordate far le mie umili raccomandazioni a l’illustrissimo e reverendissimo monsignore, commune padrone.

Arnaldo trombetta perde quanto ha a primiera, e al correr de l’anello guadagna assai più e si rimette in arnese.


Per esser il tempo del carnevale, che, come più volte ho detto, suole per l’ordinario gioiosamente in feste e piaceri dispensarsi, e veggiamo tutte le sorti degli uomini più del solito allegramente trastullarsi, non reputo che a noi altri sia disdicevole il ricrearsi con piacevoli ragionamenti. Io v’ho questi dì narrate alcune novelle, per la maggior parte a la presenza di madama e de le sue damigelle. Ora che ella non ci può essere, per trovarsi in affari di grandissima importanza occupata, noi che nel giardino siamo, diportandoci sotto questi pergolati, logoraremo questa breve ora passeggiando e ragionando. Chè se al gran filosofo Aristotele e ai sagaci suoi peripatetici non pareva disconvenevole, passeggiando, di filosofare e disputar questioni altissime e profonde de le cose de la natura, meno deve esser disdetto a noi, ragionando di cose festevoli e da far rider Saturno che mai non ride. Dicovi adunque che, le guerre di Lombardia guerreggiate sotto il governo del signor Prospero