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operazioni ed atti de la giustizia e de la clemenza; esser, dico, minor male a peccar in troppa mansuetudine, pietà e clemenza, che esser troppo osservatore rigido de la giustizia, che assai spesso ci fa cadere in crudeltà: vizio che in tutto dispiace agli uomini e al nostro Salvatore, il quale non solamente è alieno da la crudeltà, ma ha per propria natura d’esser misericordioso e perdonare a quelli che peccano, come tutto il dì per isperienza si conosce, pur che di core siano pentiti. E guai a noi se in Dio, ancora che sia giustizia, non superabondasse la misericordia! Il che a tutti deve esser in documento, e spezialmente a quelli che hanno il carico di governare. È dunque lodevolissima cosa a chi casca in alcun errore ed umilmente domanda perdono l’essere clemente; onde io mi do a credere che que’ dui versi, che in Campidoglio furono in marmo intagliati, ad altro fine non ci fossero posti che per ammonire i magistrati che usassero clemenzia. Erano latini, la cui sentenza in lingua nostra materna è tale: «Tu, che irato sei, rammenta che l’ira dal nobil lione, a chi gli è dinanzi prostrato, si nega esser fera.» Ora veggiamo ciò che del lione ci fu narrato in una brevissima ma nel vero ammirabile istorietta. State sano e di me ricordevole.

Clemenzia d’un lione verso una giovanetta, che gli levò un cane fuor degli unghioni senza ricever nocumento alcuno.


Alessandro Farnese, cardinale di santa Chiesa e nipote di papa Paolo terzo che novellamente è passato a l’altra vita, mandò a donare questi anni passati a Ferdinando eletto re de’ romani, tra molte altre cose rare, alcuni lioni e tigri, i quali da esso re furono graziosamente accettati. Passarono in Alamagna con stupore, per esser bestie insolite di quel paese. Il re Ferrandino, poi che alquanti giorni ne la corte sua tenuti gli ebbe e saziati i paesani de la vista d’essi animali, si deliberò di fargli condurre in Boemia, nè dando troppo indugio al suo pensiero, ordinò che condotti vi fossero. Onde per lo camino tutti i paesani correvano a lo insolito spettacolo, per veder quelle fere che mai vedute non avevano. Communemente tutte le cose nuove generano ammirazione, e da tutti, o belle o brutte che siano, sono volentieri vedute; il perchè erano astretti i conduttori quasi a forza, in ogni luogo per dove passavano, fermarsi, perciò che ciascuno aveva piacer grandissimo di veder quelle bestie. Pervennero a la fine