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la generosità, clemenzia e gratitudine che usa verso chi gli fa beneficio, come molti scrittori mostrano. Si conchiuse adunque, dopo molte cose dette, non aver il lione incrudelito contra la giovanetta, sì per la natural inclinazione che lo rende clemente e generoso, ed altresì chè la natura sua lo spinge ad aver più compassione al sesso feminile, come più debole, che al maschile. Ora se la natura insegna a così feroce e forte bestia esser generosa e clemente, che deve far l’uomo, capace de la ragione? È, nel vero, questa vertù de la clemenzia sempre lodevole e commendabile, che altro non è che una temperanza d’animo in astenersi da la vendetta, o vogliamo dire una lenità e mansuetudine del superiore in determinar le pene e castighi che dar si deveno ai delinquenti. Nè per questo crediate che la severità le sia a modo veruno contraria, perchè tra le vertù non può esser discordia nè contrarietà. Bene è contrario a la clemenza il vizio de la crudeltà, che è una ferina atrocità d’animo in bramar, troppo più che non ci detta la ragion naturale, il castigo degli errori, e fare che infinitamente la pena sormonti il peccato; cosa invero che tiene più de la bestia che de l’uomo. Onde perciò che l’ira ingombra assai sovente di modo l’animo nostro che non se gli può metter freno, e sì l’abbaglia che non ci lascia discerner il vero, si suol dire che l’uomo adirato non deverebbe mai castigar un delinquente mentre che l’ira il predomina e l’accende, perchè non saperebbe tener la mediocrità, che si ricerca fra il più e il meno. Questo ho io voluto dirvi, signor Ettor mio, a ciò che in tutte le azioni vostre vi debbiate sforzar d’esser di natura dolce, clemente e benigna, acquistando l’abito di questa santa vertù, la quale ci rende simili al nostro Salvatore, che ci dice che debbiamo imparar da lui che è piacevole ed umile di core, che altro non è che esser clemente e pietoso. E se a ciascuno sta bene usar clemenza verso i delinquenti, io mi fo a credere che a le persone religiose non istia se non benissimo, e spezialmente a quelli che s’allevano e nodriscono per divenir prelati ed aver il governo di molti. Nel numero di questi sète voi, che di qui a poco tempo, col mezzo de la diligenza di madama vostra madre e col favore de le vostre vertù, attendendo come fate a le buone lettere, sapete non vi poter mancar questo onorato vescovato di Agen che per voi si governa. Curate adunque di far un buon abito in tutte le vertù morali, e massimamente in questa tanto lodata clemenza; a ciò poi non si possa da voi rimovere così di leggero. Portate anco ferma openione esser minor male assai, quando s’abbia a venir a l’