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il gran diavolo de l’inferno. E votò tutta l’ampolla, e così vòta la rimise nel banco. Poi tornò di nuovo con amendue le mani a fregarsi fortemente la faccia e l’altre parti bagnate, a ciò che meglio l’acqua s’incorporasse; e si corcò e in breve s’addormentò. Ora, circa il fine del mattutino, si partì il frate dal coro e se ne venne con una candela accesa in mano, ed aperta la cella vide nel letto la donna che dormiva. E veggendola tanto contrafatta da quello che esser soleva, dubitò che il diavolo de l’inferno fosse in vece di quella venuto a giacersi nel letto; onde còlto a l’improviso da così strano accidente, ebbe tanta paura e tanto tremore ne la persona che si mise a fuggire, quanto le gambe il potevano portare, verso la chiesa, ove ancora i frati erano. Quivi giunto, tutto tremante si gettò ai piedi del presidente del convento. Era tanta la paura che aveva, e tanto si trovava sbigottito, che non sapeva nè poteva formar parola; ma ansando e di freddo sudor pieno, si sforzava di pigliar fiato e di parlare. Tutti gli altri frati, ammirati di tal novità, gli erano a torno, ed il presidente lo confortava, domandandogli ciò che aveva. A la fine egli, preso alquanto di lena, publicamente il suo peccato confessò, e piangendo narrò come aveva introdutto la meretrice, la quale in un demonio infernale s’era convertita. Il presidente, fattosi dar la stola e fatto pigliar la croce e l’acqua' 'Santa, con i frati processionalmente andò a la cella ove la donna dormiva, ed entrando dentro con molti torchi allumati, e dicendo salmi e loro orazioni, furono cagione che ella, a quel romore destandosi, alzò il capo. Come i frati videro quel mostro scapigliato, chè le era caduta la cuffia dal capo, tennero per fermo che fosse uno spirito diabolico. Il presidente fu il primo a fuggire, dietro al quale chi portava la croce quella in terra gittò, e il medesimo fece un altro de l’acqua santa. Ella, meravigliatasi di tal avvenimento, saltò fuor di letto. Come coloro la videro saltar su e che aveva la camiscia indosso tutta macchiata di nero, beato chi più correr poteva! Di modo che per la calca tra loro alcuni cascarono in terra, e quelli che avevano i torchi, per esser più spediti a sgombrar il camino, lasciarono andar per terra i torchi. Ella non si sapendo imaginar che cosa fosse questa, uscita de la cella così in camiscia come si trovava, cominciò a correr loro dietro e, come colei che quasi con tutti aveva giocato a le braccia e per l’ordinario l’era toccato andar di sotto, gli chiamava a nome per nome. S’abbattè in uno di quei torchi che in terra ardeva e, stesa la mano per pigliarlo, tutta si smarrì veggendosi in quel modo contrafatta, e s’accorse che invece