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mostrata ritrosa ed ho fatto sembiante di non istimare nè gradir il vostro amore, questo non è già proceduto da poco amore che in me fosse, non essendo il mio in conto alcuno minor del vostro; chè io so bene come ardo, vinta da la vostra bellezza e dai vostri modi gentili, e quanta passione e tormenti ho sofferti e soffro tuttavia per l’amor immenso che vi porto. Ma, signor mio, due cagioni sforzata m’hanno che io chiusamente ardessi e non scoprissi di fuori via il mio fervente amore. Prima per dubio che il signor mio consorte non se n’accorgesse, perciò che se egli avesse una minima mala sospezione de la mia onestà, io son certissima che senza rispetto veruno m’ancideria ed io restarei la più vituperata femina che fosse già mai. Ed anche voi mettereste la vita vostra sovra il tavoliero a periglio grandissimo, chè devete pur conoscere l’uomo che egli è. Mi sono anco mostrata agli amorosi vostri desiderii renitente, dubitando che voi non faceste come il più dei giovini fanno, che fingono fervidissimamente amare e, come hanno goduto de l’amor loro, non solamente abbandonano le ingannate donne, ma si vanno gloriando, e con questi e quelli vantando di ciò che hanno fatto, e talora dicono assai più del vero, parendo loro di trionfare se le innamorate che hanno metteno in bocca al volgo. Questi rispetti adunque mi sono stati un freno che finora m’ha ritenuta ed hammi vietato che io potessi con effetto mostrarvi quanto v’amo e quanto desidero farvi cosa grata. Ma a la fine, vinta e superata da l’ardore che mi abbruscia, e stimolata da la grandezza de l’amore che io vi porto, non gli ho potuto far più resistenza, e sono sforzata di condescendere a compiacer agli appetiti vostri. Ben vi prego affettuosissimamente che due cose ne seguano: l’una, che le cose così segretamente si facciano che nessuno lo sappia già mai, e sovra tutti il signor mio consorte; l’altra, che voi deliberiate esser sempre mio, come io mi confido, perchè tal mi pare la gentilezza vostra che voi non m’abbandonarete per qual altra donna che si sia. Chè se io altrimenti credessi, non pensate già che io volessi cominciar questa amorosa impresa, per restar poi da voi ingannata. Io v’amo per amarvi sempre, e ne le braccia vostre mi metto e vi raccomando la vita mia e il mio onore. A voi sta, che uomo sète, l’aver cura de l’una e de l’altro. – Il buon Simpliciano al dolce ragionamento de la sua donna era tutto pieno di dolcissima gioia, ed attuffato restava in un mare di contentezza, di modo che non sapeva che risponder dovesse. Pure a la fine tanto in se stesso si raccolse che, a la meglio che puotè e seppe, con semplici