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sordi, perciò che in luogo alcuno comparir non poteva che l’amante non ci fosse. Se in chiesa andava, egli la seguitava; se sola in carretta od in compagnia d’altre gentildonne per la città andava a diporto, egli dietro le era; di modo che chi orbo non era, avvedere di leggero si poteva da qual tarantola Simpliciano fosse morso. Veggendo la gentildonna questo fastidioso fistolo andar di male in peggio, ed avendo dubio che per altra via non pervenisse a l’orecchie del marito, deliberò d’esser quella che la trama del giovine innamorato gli manifestasse; onde una notte in letto, con lui di varie cose parlando, così gli disse: – Marito mio caro, io vi vo’ dire una cosa che mi pare di non poca importanza, ma vi piacerà prima di darmi la fede vostra di proveder a quanto vi dirò senza venir a l’arme, perciò che io mi do a credere che facilmente senza scandalo saperete e potrete dargli oportuno rimedio. – Promise il marito di fare quanto ella voleva. Il perchè madonna Penelope, – chè così nominaremo la donna, – fattasi da capo, narrò puntalmente al marito l’amoraccio di ser Simpliciano. Come egli ebbe intesa questa istoria, tra sè subito pensò il rimedio che far voleva, e lo disse ridendo a la moglie; e le impose che come prima vedeva l’amante, cominciasse a dar principio a la comedia. Madonna Penelope, lieta d’aver trovato il marito in buona disposizione, parendole che la cosa riuscirebbe in riso senza spargimento di sangue, e che non si verrebbe a pericoli d’esser bandito e perder i beni, come il dì seguente, essendo a la finestra, vide per la contrada passar l’amante, così contra il suo consueto cominciò a fargli un buon viso e mostrò di vederlo volentieri. Simpliciano, che mai sì buona vista da la donna ricevuta non aveva, cominciò per gioia a gongolare e non capeva ne la pelle; onde, data una volta, ritornò di nuovo ne la contrada. Il che avendosi madonna Penelope imaginato, scese a basso e andò in porta. Come il giovine la vide, arrivato ove ella era, amorevolmente la salutò. Ella tutta ridente lo risalutò e gli disse che per cento mila volte egli fosse il ben venuto. Stava il buon Simpliciano tutto fuor di sè e non sapeva formar' 'parola, fisamente la sua donna guardando in viso. Ella alora, tratto un gran sospiro, in questa guisa gli parlò: – Io porto ferma openione, signor mio dolcissimo, che voi molte volte vi debbiate esser meravigliato di me ed insiememente doluto de la mia poca amorevolezza verso voi per lo passato usata; ma spero, quando da voi le mie ragioni saranno intese, che appo voi troverò perdono, essendo quel gentile, costumato e grazioso giovine che sète. Se per a dietro mi vi sono