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la cui natura è da la còlera negra abbattuta e vinta, fuggono per l’ordinario amore; ma se per sorte una volta montano su la pania amorosa, non se ne sanno distrigare ed uscirne già mai. Se a caso avviene che l’uomo e la donna che siano di natura sanguigna insieme s’innamorino, tra tutte le sorti che provengono da l’amore, le quali sono infinite, non ci è il più leggero e piacevol gioco, nè il più soave e dolce nodo, nè catena più amabile di questa specie d’amore, perciò che la simiglianza de l’uno e l’altro sangue genera uno vicendevole e cambievole amore, e la soavità di questo gioioso umore insieme di tal maniera si conface e tanto bene conviene, che a l’uno e a l’altro porge fiducia e dà speranza d’una vita amorosa e tranquilla. Ora, per il contrario, quando l’amante e l’amata s’abbatteno ad esser di natura colerica, provano manifestamente non trovarsi più fieri nè più noiosi amori, causandosi una intolerabile e fastidiosissima servitù piena di risse e di rampogne, ancor che la convenienzia degli umori vorrebbe pur generare una certa reciprocazione di benevoglienza; ma l’infiammato umore da la furibonda ed accesa còlera gli fa stare in continova ed iraconda guerra. Ma che avverrà se dei dui amanti, uno è tutto di complessione sanguigna e l’altro per gli occhi e per le nari e in ogni sua azione spira còlera? Questi tali, per la commistione de la soavità ed allegria del sangue con il forte e quasi acetoso umore colerico, provano a vicenda or bene or male, ora si turbano ora ritornano in grazia, ora sono in un mare di piacere ed ora travagliano e si consumano in dolore. Che fa poi quando uno è tutto impastato di malinconia e l’altro si trova tutto sanguigno? Questo nodo suole per lo più de le volte esser perpetuo, e questo amore non si deve misero chiamare, perciò che la dolcezza del sangue lieto e gioioso tempera la saturnina amarezza de la grave malinconia. Ma se degli amanti uno è da capo a piedi colerico e ne l’altro signoreggia ed ha il freno in mano la trista e velenosa malinconia, da questo amore, se amore chiamar si deve, nasce una perniziosissima peste. L’acutissimo e penetrevolissimo umore del colerico ingombra di modo il malinconico, che la grandezza de la còlera, che troppo è impaziente, spinge e stimola ad ira, a lacci, a ferro, a veleno e a mille mali, a la malinconica natura invita a perpetuo pianto ed amarissime querimonie. Onde assai sovente questo sfortunato amore finisce per miserabile e fiera morte, come di Fili, di Didone, di Lucrezio poeta e molti si legge. E per conchiudere, se di dui amanti la natura è diversa,